Storie Web giovedì, Giugno 25

Il progresso si confronta con sé stesso, e il campo di scontro è il cielo. La domanda è: chi vincerà? È un interrogativo molto meno surreale di quanto possa sembrare a una prima occhiata.

Il problema può essere formulato anche in modo diverso, anch’esso apparentemente un po’ strano: il cielo è un bene comune oppure è il nuovo “selvaggio West”, quello dei film anni ‘60 di cow-boy e indiani, oggi politicamente scorretto?

Uso duale, civile e militare

Da una parte il progresso ci ha portato a utilizzare una strettissima fascia attorno alla Terra, dai 200 ai 2mila chilometri, per metterci migliaia di satelliti che ormai sono essenziali per una nostra comoda vita, sempre assistita dal geo posizionamento, l’osservazione ottica e radar di quel che succede per l’agricoltura, la salvaguardia del mare e altre mille applicazioni e, soprattutto, per le telecomunicazioni: voce, dati e ora anche internet. Quest’ultima, appannaggio di SpaceX, OneWeb e ora anche Amazon, partita come un’iniziativa civile, si è poi dimostrata, con le guerre in Ucraina e in Medio Oriente, utilissima per il confronto militare. Ci ha, inoltre, mostrato che tutto ciò che orbita attorno alla Terra è sempre di uso duale, civile e militare.

Sulla Terra abbiamo decine e decine di telescopi e radiotelescopi, che da decenni studiano il cielo; ne abbiamo appena inaugurato uno, il Vera Rubin, dedicato alla grande scienziata, che promette di darci informazioni eccezionali per studiare l’universo. Stiamo inoltre costruendo il più grande telescopio ottico mai pensato, l’Elt (Extremely Large Telescope), con uno specchio principale di 39 metri di diametro. E questo lo fa l’Europa, con un’ottima partecipazione industriale e scientifica italiana, in Cile, dove il vecchio continente possiede già i quattro più grandi ed efficienti telescopi del cielo australe. Nel campo della radioastronomia – le stelle e tutti gli altri corpi celesti emettono anche onde elettromagnetiche di varie lunghezze d’onda – abbiamo in costruzione lo Square Kilometre Array (Ska), un chilometro quadrato equivalente di radiotelescopio formato da centinaia di antenne che lavorano all’unisono, fra Sudafrica e Australia.

Benvenuti (Cps): «Un ente per gestire i satelliti»

Semplicemente rischiamo, con il crescere del numero di satelliti, di accecare completamente queste meraviglie tecnologiche. Eppure, non possiamo rinunciarci, mentre anche altre iniziative, quanto meno discutibili, vengono proposte. Per esempio, si vuole usare il cielo, di giorno e di notte, per mostrare gigantesche pubblicità; oppure si parla di un progetto per mandare in orbita enormi specchi che riflettano verso il suolo terrestre la luce del Sole di notte, con effetti disastrosi sulla flora, la fauna e sui nostri ritmi circadiani, già molto provati dalla civiltà.

Condividere.