Storie Web giovedì, Giugno 25

A gennaio 2024 Deutsche Telekom, Orange, Telefónica e Vodafone hanno lanciato una joint venture per creare una soluzione di identità digitale per il marketing, basata sugli asset di rete dei quattro operatori. Non un nuovo servizio di connettività, ma un’infrastruttura di verifica dell’identità che sfrutta le capacità delle reti mobili per offrire al mercato pubblicitario un’alternativa ai cookie di terze parti in via di dismissione.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

È un caso paradigmatico del riposizionamento strategico in corso: le telco non vendono più solo accesso alla rete, ma monetizzano capacità — dati, identità, sicurezza, prossimità — che nessun altro operatore del mercato digitale possiede con la stessa capillarità.

D’altra parte è questa la strategia sottostante all’integrazione che, in Italia, porta Tim all’interno di Poste Italiane, almeno stando alle intenzioni dichiarate da quest’ultima: non un’operazione meramente finanziaria, ma una sorta di Big Bang nel mercato delle Tlc che porti “la più grande piattaforma di infrastruttura connessa d’Italia”, mettendo insieme rete, cloud, data center, distribuzione, pagamenti, assicurazioni, logistica e servizi digitali.

Fino all’altro ieri si sosteneva che le Telco avrebbero costruito il loro business sui servizi a valore aggiunto – i famosi Vas – connessi alla fornitura di connettività, oggi la rete si evolve trasformandosi da infrastruttura passiva per Vas a piattaforma di orchestrazione di ecosistemi complessivi per le imprese, con servizi che vanno dal cloud all’Ai, dalla cybersicurezza ai pagamenti.

La pressione a reinventarsi

Il modello tradizionale delle telecomunicazioni — ricavi da voce e dati, integrazione verticale, controllo end-to-end della catena del valore — sembra avere ormai raggiunto i suoi limiti strutturali. Secondo il Business Model Reinvention Pressure Index elaborato da PwC, la pressione sulle telco a trasformare il proprio business ha toccato livelli storici, paragonabili a quelli della bolla dot.com e superiori a quelli della crisi finanziaria del 2008. Più della metà dei Ceo del settore, rileva il Global Ceo Survey di PwC, ritiene che la propria azienda non sopravviverà un altro decennio se continuerà sulla traiettoria attuale.

Condividere.