Dati e algoritmi per rendere più performanti gli atleti riducendo il rischio di infortuni. Il tutto trasformando il gesto sportivo reale in dati oggettivi, senza perdere la specificità tecnica che rende ogni atleta efficace e riconoscibile. Dalla pallanuoto al tennis, continuando con la pallanuoto paralimpica. È quanto prevede un’innovativa linea di ricerca portata avanti dagli esperti dell’Enea, pubblicata sulla rivista scientifica Bioengineering.
Per ottenere dati misurabili sono stati utilizzati videocamere, algoritmi di deep learning, stima della posa e ricostruzione tridimensionale con l’integrazione di sensori solo quando utile.
«Nello sport di alto livello il gesto dell’atleta non deve essere necessariamente riportato a un modello standard perché spesso è proprio la sua unicità a renderlo efficace – sottolinea Andrea Zanela, ricercatore del Laboratorio Energia e Data Science dell’Enea e sviluppatore dello studio -. L’analisi quantitativa serve a capire quali caratteristiche sono funzionali alla prestazione e quali, invece, possono rappresentare un fattore di rischio».
Nel tennis sono stati analizzati catena cinetica, timing e qualità del colpo, mentre l’analisi video markerless ha permesso di studiare postura, angoli articolari, rotazione del tronco, ingresso dell’anca, azione del braccio dominante e sequenza del movimento. A questa analisi si affianca quella acustica per riconoscere automaticamente eventi come l’impatto palla-racchetta e il rimbalzo sul campo.
«L’obiettivo non è solo misurare ‘quanto’ l’atleta performa – prosegue il ricercatore -, ma capire ‘come’ produce quella prestazione, come coordina i segmenti corporei, gestisce il timing, distribuisce il carico, mantiene equilibrio e assetto e se alcune caratteristiche individuali del gesto rappresentano un punto di forza o meno». C’ poi la pallanuoto, caso particolarmente rilevante perché porta l’analisi biomeccanica in un ambiente difficile come l’acqua. Anche la pallanuoto paralimpica è stata oggetto di studio con lo stesso approccio tecnologico, utile soprattutto per valutare in modo oggettivo come una disabilità fisica incida sul gesto sportivo reale mettendo in evidenza quali limitazioni funzionali condizionano galleggiamento, propulsione verticale, controllo del tronco, uso degli arti superiori, passaggio, tiro e risposta al contatto fisico.
