Storie Web mercoledì, Ottobre 28

LAS VEGAS – Se dovesse dare un solo consiglio alle aziende sull’intelligenza artificiale, «nel brevissimo termine, ancora prima della produttività, raccomanderei di capire davvero il panorama delle minacce alla sicurezza legate all’AI e di difendersi. Mi rendo conto che detto da me è un po’ irritante, del tipo: “Siete voi a creare il problema”» dice Sam Altman, il ceo di OpenAI, dal palco dell’Oracle AI in corso a Las Vegas.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

L’accordo sui chip nei datacenter

L’occasione è un nuovo accordo tra le due aziende che sono già molto legate. I grandi datacenter che Oracle sta realizzando hanno infatti come primo cliente OpenAI e i suoi LLM. E ora in quei datacenter, dove lavorano le Gpu di Nvidia, arriveranno altri chip. Dal 2027 ci saranno le Tpu di Google, che finora erano disponibili solo sul cloud di Google. Poi quelli di Cerebras e SambaNova, specializzati nell’inferenza, cioè la fase in cui i modelli rispondono agli utenti, e infine Jalapeño, quello che OpenAI ha sviluppato con Broadcom per lo stesso scopo. ChatGPT diventa inoltre una porta d’accesso ai sistemi di Oracle, da cui i dipendenti potranno consultare dati e completare procedure aziendali. A questo si aggiungono Codex per costruire applicazioni e un servizio di sicurezza informatica basato sui modelli di OpenAI.

Le minacce per la sicurezza

Sul palco con lui c’è Clay Magouyrk, co-ceo di Oracle, che sul tema sicurezza sottolinea anche come l’intelligenza artificiale sia contemporaneamente la soluzione: «L’AI sta scoprendo tutte le vulnerabilità che abbiamo accumulato negli ultimi 50 anni». È d’accordo il ceo di OpenAI, che si dice «scioccato» da quante vulnerabilità stiano trovando i modelli e dallo sforzo necessario per chiuderle. Correggere i bug uno per uno lungo l’intera catena di fornitura potrebbe non bastare: servono, secondo lui, servizi che monitorino il traffico in continuo e impediscano che le falle vengano sfruttate.

Dalla scrittura di codice alla fabbrica dentro il pc

Altman rafforza la presenza aziendale di OpenAI il giorno dopo la presentazione dei documenti per l’Ipo da parte di Anthropic, competitor forte in ambito business. Riguardo la crescita dell’adozione dei modelli dice: «Quella di GPT-6 è stata di gran lunga la nostra più forte». Oracle è tra i clienti più spinti: con Codex, secondo Magouyrk, passa ormai «la grande maggioranza, probabilmente oltre il 70%» del software dell’azienda. Sempre meno lavoro tradizionale di coding, dunque. Altman descrive così il suo lavoro oggi: «È come gestire una fabbrica dentro il computer. Le cose che non mi piace fare le automatizzo».

In chiusura Magouyrk gli chiede che cosa lo entusiasmi di più del futuro. Altman risponde che in pochi anni si è passati dai chatbot agli agenti che programmano, fino a un’AI che si traduce direttamente in innovazione. «Che si tratti di fare un chip o di curare una malattia, avremo tutti cose molto migliori, di qualità più alta e a costi più bassi».

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