Storie Web lunedì, Ottobre 26

Chi conosce i romanzi di Isaac Asimov ha sentito senz’altro parlare delle famosissime “Leggi della Robotica” – tre, che poi diventano quattro –, il cui scopo consiste nel regolare le azioni delle menti sintetiche del futuro, onde evitare pericoli per la civiltà umana. È un po’ quello che molti teorici contemporanei dell’AI stanno cercando di fare con il problema dell’“allineamento”, cioè il tentativo di infondere nelle intelligenze artificiali presenti e prossime venture un codice etico che prevenga scenari alla “Terminator” e che le “allinei” appunto ai nostri valori.

A tale idea si affianca quella parallela di sviluppare intelligenze artificiali “empatiche”, un’impresa resa difficile dal fatto che al momento le Big Tech stanno lavorando altrettanto alacremente al conferimento di una simulazione d’empatia alle loro AI: in sostanza le AI attualmente disponibili sono strutturate in modo da sembrare empatiche, senza che vi sia alcun tipo di emotività reale – impossibile attualmente da riprodurre –, al fine di spingere l’utente a relazionarsi con esse come se si trattasse di persone reali. E qualcuno si ricorderà senz’altro del caso (nel 2022) di Blake Lemoine, allora ricercatore di Google, che dichiarò di provare attaccamento affettivo verso LaMBDA, uno dei primi Llm, che a suo dire era cosciente.

Perché è inefficace voler allineare l’AI?

Per David Brin, noto scrittore di fantascienza e consulente dell’Innovative and Advanced Concepts group (programma che sponsorizza lo studio di idee visionarie relative all’esplorazione spaziale) di Nasa, si tratterebbe di un approccio inefficace, visto che nemmeno per menti umane malintenzionate sarebbe particolarmente problematico aggirare i codici etici che ci siamo dati nel corso dei secoli.

Per Brin – che ha dedicato al tema il suo ultimo libro, “AIlien Minds” – non è la prima volta che ci troviamo in presenza di una rivoluzione tecnologica dirompente, che amplia il nostro modo di rapportarci alla realtà e di agire su di essa. Abbiamo infatti assistito alla nascita e allo sviluppo della scrittura, la stampa, la radio – che, assieme agli altoparlanti, ha favorito le dittature degli anni Trenta del Novecento –, i mass media, internet. E ora è il turno dell’AI. Per l’autore gli strumenti di cui abbiamo bisogno sono in realtà già presenti, dobbiamo solo riconoscerli e usarli; la parola d’ordine da seguire è per Brin è “accountability”: difficile da tradurre in italiano, la potremmo rendere con il termine “rendicontabilità” – termine che specifica anche il modo in cui si è responsabili di qualcosa, passo dopo passo, giustificando i risultati ottenuti e non solo assumendosi le colpe a posteriori.

Che cos’è l’accountability?

L’accountability è il metodo che regge il nostro stesso ordine sociale dall’illuminismo in qua, e che ci ha permesso – con difficoltà e diverse ricadute, in modo imperfetto, ma comunque fruttuoso – di liberarci da tiranni e regimi autoritari, per lo meno in Occidente. In questa parte di mondo si è sostituito il vecchio sistema basato sul potere e l’arbitrio individuale con un sistema politico basato sulla separazione dei poteri e sul reciproco controllo di tutte le parti coinvolte – “checks and balances,” come si dice nel mondo anglosassone. Tale sistema non riguarda solo la politica e le istituzioni: l’accountability è alla base del nostri sistemi legali e soprattutto della ricerca scientifica, che richiede appunto prove e controlli reciproci.

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