Storie Web domenica, Ottobre 25

Prima di diventare un costume d’opera, il tessuto è stato coltivato. È la storia di Scokin, materiale sviluppato a Napoli attraverso processi di coltivazione e bio fabbricazione della nanocellulosa batterica, con cui è stato realizzato il costume di scena della “Salome” di Richard Strauss per il Teatro di San Carlo. A portarlo a Roma è Knowledge for Business – Scokin, una delle venti realtà protagoniste di Avant Craft, la mostra in programma dal 23 al 25 ottobre al Gazometro di Roma Ostiense. È il genere di dettaglio che fa cambiare idea a chi pensa all’artigianato come a un mondo fermo nel tempo, e che qui trova in buona compagnia imprese e maestri artigiani decisi a dimostrare che il Made in Italy sa reinventarsi senza tradire le proprie radici. 

Il filo conduttore è la convivenza tra il gesto della mano e gli strumenti più avanzati: fabbricazione digitale, manifattura additiva, robotica, intelligenza artificiale, nuovi materiali, sostenibilità. L’iniziativa è promossa da Maker Faire Rome – The European Edition, manifestazione promossa e organizzata dalla Camera di Commercio di Roma. La cura scientifica è dell’economista Stefano Micelli e l’organizzazione di Upskill 4.0. Il percorso si divide in tre capitoli: MOVE, CRAFT e NEXT.

MOVE: carbonio, titanio e precisione

Si parte dalla velocità, e da una bottega che di velocità vive. PMT Compositi, di Mele (Genova), apre in mostra il proprio cantiere. Dima, stampi, telai, biciclette, una ruota del timone e un foil per l’America’s Cup raccontano come la fibra di carbonio diventi una soluzione su misura per far correre auto, bici e barche.

Ci sono poi i grandi nomi della Motor Valley. A Varano de’ Melegari, dal 1972, Dallara costruisce vetture da competizione, dalla Formula 3 all’IndyCar. A Roma porta la Dallara Stradale in versione coupé, in fibra di carbonio: progettata al simulatore, assemblata a mano. Alla scala della bicicletta lavora Nevi, azienda di famiglia di Chiuduno (Bergamo), che espone un esemplare dei suoi telai sartoriali in titanio, costruiti a mano su misura e saldati in camera a vuoto con gas argon.

L’area ospita anche Okkee Officine Caschi, di Cecina (Livorno), con caschi in materiali compositi realizzati interamente in Italia e personalizzabili con un configuratore 3D. Arriva da Terno d’Isola (Bergamo) The Pole, che progetta, testa e produce attrezzature per pole dance e discipline aeree. In mostra, la precisione meccanica messa al servizio della performance umana.

Vaso in terracotta e smalto (Andrea Salvatori per AvantCraft a Maker Fair Roma)

CRAFT: terra, vetro, legno e un laser

Il secondo capitolo è quello del new craft, dove ceramica, vetro, scagliola e intarsi incontrano la macchina. A Solarolo (Ravenna) il ceramista Andrea Salvatori usa un braccio robotico per stampare le sculture in terracotta e smalto della serie “Ikebana Rock’n’Roll”, poi rifinite a mano. Per lui la macchina è uno strumento al servizio del linguaggio d’artista. A Pontassieve (Firenze) la bottega Bianco Bianchi, che dalla fine degli anni quaranta ha riportato in vita la scagliola, sperimenta il laser su una tecnica antichissima. Il risultato è il tavolo “The strange side of the box”, in scagliola graffita incisa per la prima volta al laser.

Sulla ceramica lavora anche Artex, il centro per l’artigianato artistico e tradizionale della Toscana, con il progetto Ceramic Futures 2.0. Sono prototipi nati dall’incontro tra ceramisti e designer, con la stampa 3D metallica di MX3D e il tutoraggio dell’Università di Pisa. Ne è un esempio la lampada sospesa Silea.

Il legno trova la sua voce digitale a Matera, nella falegnameria della famiglia Colacicco, oggi alla terza generazione. “Il Tavolo Tattile” è un piano in betulla fresato a CNC e rifinito a mano, popolato da animali in legno che rimandano a contenuti digitali via NFC. Con lo smartphone, insomma, gli animali parlano. Da Cava de’ Tirreni (Salerno) Mediterranea Design porta invece la stampa 3D nell’arredo, con superfici che lasciano ben visibile il segno della macchina.

La storia più green è quella di REHUB, startup veneziana che recupera gli scarti non riciclabili delle fornaci di Murano e li trasforma in una pasta di vetro da stampare in 3D. Il risparmio di energia rispetto alle tecniche tradizionali è del 70%, e ne escono oggetti di design innovativi. A completare il capitolo c’è la galleria romana Secondome, con il design d’autore che nasce dal dialogo tra progettisti e botteghe.

Gioiello in titanio stampato in 3D con tsavoriti e diamanti

Gioiello in titanio stampato in 3D con tsavoriti e diamanti (Margherita Burgener per AvantCraft a Maker Fair Roma)

NEXT: moda, gioielli e nuovi materiali

L’ultima area guarda al futuro prossimo, e riprende proprio da Scokin. Il tessuto, presentato da Knowledge for Business – Scokin di Napoli, ha dato vita non solo al costume della “Salome” ma anche a lampade e accessori. A Meda (Monza e Brianza) Anna Monti, impresa di famiglia con un secolo di storia nel ricamo, fa del ricamo su misura una forma di architettura d’interni, con pareti ricamate rese possibili dalla tecnologia. A Foligno (Perugia) Mimma Interiors, da oltre quarant’anni nella manifattura tessile, propone il tessuto aumentato, in cui cucitura, ricamo e stampa 3D convivono.

Sul versante dell’ornamento, da Valenza (Alessandria) Margherita Burgener immagina l’arte orafa di domani. Ecco i gioielli in titanio stampato in 3D con tsavoriti e diamanti, come l’anello Petalo. Pinetti, di Bergamo, racconta l’eleganza italiana del cuoio che, grazie all’industria 4.0, diventa pezzo su misura. Rifò, di Prato, usa tecnologia e artigianalità per dare una seconda vita al cachemire. A Roma, Technoprogress mostra le macchine che stanno cambiando il modo di decorare i tessuti.

A chiudere, l’angolo più curioso: il progetto di ricerca Acetyca, nato a San Giacomo di Novellara (Reggio Emilia). Con l’architetto e designer Francesco Bombardi, fondatore del Fab Lab Reggio Emilia, e con l’astrofisico Claudio Melioli, presenta un fermentatore domestico per fermentati alcolici e acetici, monitorato da sensori. In programma anche la Space Dinner, il cibo pensato per chi viaggia oltre l’atmosfera.

Il filo rosso

Dietro la mostra c’è l’idea di Stefano Micelli, professore di economia e gestione delle imprese all’Università Ca’ Foscari Venezia e autore di “Futuro artigiano”, libro che dieci anni dopo New Craft torna sul rapporto tra mestiere e innovazione. “Con AvantCraft – spiega – vogliamo mostrare che il futuro dell’artigianato italiano non si gioca contro la tecnologia, ma insieme a essa. Ogni oggetto in mostra è la prova che le mani di chi lavora la ceramica, il vetro o il metallo possono dialogare con la stampa 3D, la robotica e l’intelligenza artificiale senza perdere nulla della propria identità: anzi, trovando nuovi linguaggi per raccontarla. È questo il volto del Made in Italy che vogliamo portare a Roma, e da qui, un giorno, anche oltre i confini italiani”.

AvantCraft, del resto, non è un evento isolato. È uno dei format con cui Upskill 4.0 lavora da anni a un obiettivo: rendere le imprese del Made in Italy attrattive per i giovani. La società benefit, nata come spin-off di Ca’ Foscari e fondata proprio da Micelli, si occupa di accelerazione aziendale e crescita dei territori, puntando sul dialogo tra giovani talenti, imprese e istituzioni. Dal 2019 ha realizzato oltre 150 progetti in tutta Italia ed è stata selezionata per l’ADI Design Index 2023.

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