Storie Web mercoledì, Ottobre 14

I prezzi dell’olio d’oliva in caduta libera mettono in grave difficoltà gli olivicoltori che meditano, con la campagna olearia alle porte (e in qualche caso già iniziata), di lasciare i frutti sugli alberi. Una decisione al limite della disperazione preludio all’abbandono degli uliveti.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

A Bari duemila olivicoltori in piazza

È il senso del grido di dolore lanciato dall’Unapol, una delle principali organizzazioni di produttori olivicoli che, all’indomani della protesta di 2mila olivicoltori inscenata lo scorso 12 ottobre in piazza Prefettura a Bari, chiede adesso l’intervento delle istituzioni.

Per l’extravergine listini dimezzati in pochi mesi

Tra le principali preoccupazioni – sottolineano all’Unapol – c’è la retromarcia dei prezzi dell’olio. Nel novembre 2025 le quotazioni erano di 9,20 euro al chilo, oggi sono tra i 4 e i 4,20 euro, con segnalazioni di prezzi anche di 3,80 euro. Un crollo rilevante che rappresenta un rischio non solo per la sostenibilità economica della nuova raccolta, ma anche per il futuro di molte aziende agricole.

Spirale avviata dal rimbalzo produttivo spagnolo (+29%)

Un trend innescato, dopo due annate di scarsità di prodotto (a causa della siccità), dal forte recupero produttivo spagnolo. Le prime stime produttive in Spagna prevedono una produzione di 1,6 milioni di tonnellate, ben il 29% in più rispetto alla campagna precedente. Se confermato il raccolto spagnolo porterebbe la disponibilità complessiva spagnola a inizio campagna vicina ai livelli più elevati di sempre registrati nella campagna 2021-22.

Areté: per il prodotto italiano un crollo del 47% in un anno

Da qui la spirale di ribassi dei prezzi. «Il mercato dell’olio extravergine – ha reso noto nei giorni scorsi Areté, società leader in Italia nel monitoraggio dei prezzi delle materie prime agrifood – si avvia verso la campagna 2026-27 con disponibilità in recupero e prezzi in forte ridimensionamento rispetto ai picchi degli ultimi due anni. Nel corso del 2026 – proseguono da Areté – i prezzi dell’olio extravergine comunitario sono tornate ai livelli più bassi dal 2022, mentre il prodotto italiano ha registrato un calo del 47% solo nell’ultimo anno».

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