Storie Web domenica, Ottobre 4

IL PUNTO – Escalation in Ucraina: Kiev divisa in due dai raid russi e l’ombra di un ‘deal’ USA-Mosca

La guerra tra Russia e Ucraina entra in una fase cruciale e drammatica, trasformatasi in una serrata corsa contro il tempo per piegare la tenuta del fronte interno avversario. Nelle ultime ore le forze armate di Mosca hanno sferrato un pesante attacco contro le infrastrutture strategiche della capitale ucraina, colpendo con droni da combattimento il Ponte Nord (Severny) che attraversa il fiume Dnipro. L’infrastruttura, considerata da Mosca un obiettivo militare legittimo per il passaggio di truppe e rifornimenti, si aggiunge ai danni già subiti dal ponte meridionale, lasciando di fatto Kiev tagliata in due.

Il Ministero degli Esteri russo ha rinnovato l’invito a diplomatici e cittadini stranieri ad abbandonare la città, mentre cresce l’allarme per un imminente attacco massiccio: secondo quanto riportato dal New York Times, lo Stato Maggiore russo sarebbe pronto a lanciare oltre mille missili per spazzare via la rete energetica ucraina in vista dell’inverno. Il presidente Volodymyr Zelensky, citando documenti d’intelligence, ha denunciato il tentativo del Cremlino di costringere la popolazione a evacuare le principali città.

Per far fronte all’emergenza viabilità — con un flusso quotidiano di circa 600.000 veicoli tra le due sponde — il ministro ucraino delle Infrastrutture Mykola Kalashnyk ha annunciato l’avvio della costruzione di diversi ponti galleggianti sul Dnipro, stimando circa tre mesi per garantire almeno la metà della capacità di transito originaria, mentre si valuta l’ipotesi futura di un tunnel sotterraneo. Nel frattempo, Kiev risponde intensificando la propria dottrina di attacco con droni contro le raffinerie di petrolio in territorio russo.

Sul piano geopolitico, Vladimir Putin appare convinto che l’aumento dei prezzi energetici e dei tassi d’interesse possa progressivamente erodere il sostegno economico-militare occidentale. A complicare il quadro diplomato emergono le rivelazioni del New York Times su presunti negoziati condotti nei mesi scorsi dall’amministrazione Trump: sul tavolo ci sarebbe un maxi-accordo petrolifero da circa 20 miliardi di dollari relativo agli asset mondiali della compagnia russa Lukoil, mediato da emissari statunitensi e legato a società mediorientali, che evidenzia una controversa intreccio tra interessi commerciali e diplomazia per porre fine al conflitto.

Condividere.
Exit mobile version