Storie Web venerdì, Settembre 25

Paura e sogni estremi, di questo ha imparato a nutrirsi il nuovo capitalismo. Presto, nella finestra di lancio più favorevole del decennio, SpaceX proverà a inviare fino a cinque Starship senza equipaggio verso Marte, con una probabilità di successo che Musk stesso definisce pari a quella di ottenere testa lanciando una monetina.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

«Il sole- dice – prima o poi incenerirà la Terra: per questo Marte è un’assicurazione sulla vita, per la vita nel suo complesso». Con la stessa proposta, paura dell’estinzione e promessa di salvezza, i grandi laboratori di intelligenza artificiale chiedono capitali paventando rischi esistenziali e promettendo di curare malattie ed eradicare la povertà.

Gli investitori e le scommesse moonshot

È la stessa lingua che i venture capitalist stanno riscoprendo, inseguendo rendimenti alla SpaceX, proprio mentre l’intelligenza artificiale erode i margini del software leggero che ha fatto la loro fortuna nell’ultimo decennio. Pochi giorni fa, il Financial Times descriveva il ritorno degli investitori verso scommesse “moonshot”, rischiosissime e ad alta intensità di capitale: agricoltura spaziale, fusione nucleare, interfacce uomo-macchina. Anche escludendo il settore AI, 150 miliardi di investimenti in imprese “deep tech” solo dal 2024, più dei 133 miliardi investiti in tutto il decennio precedente.

Da un certo punto di vista, questo ritorno del venture capital alle grandi scommesse e ai grandi rischi è benvenuto, perché chiude una stagione finanziaria un po’ pigra ed estrattiva. Con un problema serio.

Kennedy-Musk: stessa retorica, diversi modelli

Anche John F. Kennedy, chiedendo al Congresso di finanziare la corsa alla Luna, nel famoso discorso del 1962, combinava paura, geopolitica, guerra fredda e un sogno estremo. «Abbiamo nuova conoscenza da conquistare, nuovi diritti da vincere, andiamo sulla Luna non perché sia facile, ma perché è difficile», diceva. Nel frattempo, evocava la minaccia sovietica e parlava di Gagarin.

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