La legge di Charles Darwin è chiara: in natura sopravvive chi sa meglio adattarsi al cambiamento. Un assioma valido anche per le imprese: chi abbraccia e governa l’evoluzione può riuscire a celebrare lunghe storie, persino secolari. Sono cinquanta oggi le aziende che fanno parte dell’Unione Imprese Centenarie Italiane, accomunate dall’avere almeno cento anni ma distribuite in tutta Italia, di diverse categorie – dal predominante agro-alimentare alle case editrici, dalle cantine alle oreficerie -, che insieme danno lavoro a 11mila persone e generano un fatturato di 2,6 miliardi di euro.
A unirle, però, è proprio quel fattore: l’essere costantemente aperte e propense al cambiamento, capaci di abbracciare l’innovazione, anche nelle sue forme più d’avanguardia, pur mantenendo la loro identità di antiche botteghe. Lo ha fatto, per esempio, Giusto Manetti Battiloro 1820, da oltre cinque secoli a Campi Bisenzio, estendendo l’uso della foglia d’oro dall’arte ai piatti degli chef più celebri e ai trattamenti estetici più efficaci e preziosi; lo ha fatto anche la famiglia Amarelli, che dal Settecento a oggi in Calabria ha prodotto succo di liquirizia prima per l’industria farmaceutica, poi per le caramelle dei bambini e infine per un pubblico di adulti connoisseur.
«Il segreto della nostra longevità è essere sempre attuali, pur mantenendo la nostra identità e valorizzando il nostro patrimonio – afferma Fortunato Amarelli, ad dell’azienda di famiglia, di cui rappresenta l’undicesima generazione, e presidente dell’Unione Imprese Centenarie -. Credo che questa formula possa dare valore e sostenere tutta l’economia del nostro Paese, dove la vita media delle aziende è di circa 12 anni».
Nell’era della permacrisi e immersi in un’evoluzione tecnologica resa poco leggibile dalla sua velocità, cambiamento può significare, però, anche imponderabilità. “Vivere l’imprevedibile” è il titolo del convegno nazionale annuale dell’Unione, che si terrà il prossimo 13 novembre a Firenze, città dove l’associazione ha sede dal 2000. Un talk sarà dedicato a “L’algoritmo del caos. Impatti culturali, geopolitici e finanziari dell’Intelligenza Artificiale sulle strategie d’impresa”: «Non possiamo non accogliere le nuove tecnologie – aggiunge Amarelli -. Eppure, anche se abbiamo abbracciato perlopiù con favore quelle del passato, come strumenti di miglioramento, l’IA è probabilmente la tecnologia più divisiva di sempre. Tuttavia, non dobbiamo averne paura, quanto capirla, governarla. Per questo a Firenze ospiteremo relatori che ci spiegheranno cosa è e come renderla un’opportunità per il nostro futuro».
Durante il convegno sarà inoltre consegnato il Premio di laurea dell’Unione Imprese Centenarie, assegnato agli autori e alle autrici di tesi di laurea che abbiano indagato il tema della longevità aziendale: «Nessuna epoca è la stessa, come nessuna generazione è la stessa. Oggi per i giovani il lavoro è uno strumento che aiuta a definire la propria identità, capire il proprio scopo, contribuire a qualcosa di più alto e più ampio – sottolinea Amarelli -. In questo senso le nostre aziende sono molto attraenti, perché portano avanti una storia scritta da tante persone prima di noi. Ma anche in questo caso credo occorra un’evoluzione: considerare i più giovani come risorse, collaboratori, delegando e affidandosi alla loro visione, senza farli attendere per anni. Per fermare la fuga dei giovani dall’Italia bisogna dar loro la possibilità di immaginare il futuro, dargli forma. Far sentire, come dicevo, di avere uno scopo che va oltre lo stipendio».









