Dalla flotilla della Resistenza dedicata a Hind, la piccola di 5 anni uccisa a Gaza, che imbarca bimbi di ogni età con i loro disegni per la pace, alle testimonianze di chi nel ’45 c’era. Sono migliaia le persone, che si sono riunite a Roma sotto la Piramide Cestia per partecipare alla manifestazione indetta dall’Anpi per celebrare il 25 aprile.

La barca di Hind e i disegni per la pace

Sulla barchetta in legno, costruita da Mario, falegname di 70 anni con l’aiuto di alcuni colleghi, campeggia la parola Pace su uno sfondo tricolore, e il nome Hind. A bordo bimbi di ogni età, il più piccolo ha solo 2 anni e mezzo, si chiama Pavel ed è sloveno. Valentina, attrice e presentatrice ha imbarcato il figlio di 9 anni «sono nipote di una staffetta partigiana – dice Valentina – ho portato con me mio figlio perchè sappia che è nato in un paese libero, grazie anche al suo bisnonno». Emanuele di anni ne ha 18, studia meccanica e, per l’occasione, si è vestito da Che Guevara «indosso l’uniforme del Che, perchè era un antimperialista – spiega il giovane – e sono qui per ricordare l’importanza della libertà, chi dimentica quanto è costata la perde».

Daniela e Sergio, 72 e 76 anni, sono della sezione Martiri delle Fosse Ardeatine, sfilano dietro lo striscione in difesa della Carta «La nostra è una marcia e non un passo dell’Oca – sottolinea Daniela – grazie ai partigiani e ai nostri padri costituenti, che ci hanno dato le tavole della legge a difesa di una libertà che, a noi che abbiamo i capelli bianchi, sembra sempre più preziosa». Ma il tema sta a cuore anche alla generazione Z, come ci tiene a precisare Eva che, a 15 anni, i capelli li ha scurissimi. Racconta dei suoi studi al liceo linguistico e della voglia di lasciare i banchi della scuola, per fare il suo “debutto” in società «Sono presente per testimoniare che non siamo gli “sdraiati” che molti dipingono – dice -. Fra tre anni andrò a votare, ho tempo per capire, per informarmi, per ora so che c’è tanto da fare per un mondo più giusto. E noi siamo pronti a dare il nostro contributo».

Tra boomers e generazione Z

Per la stessa causa il suo contributo lo ha dato e lo dà, Grazia 85 anni ex insegnante di lettere ed ex studentessa del liceo Visconti di Roma. La professoressa, vaporosi capelli grigi, cita la canzone di Lucio Dalla “L’anno che verrà”: «”Vedi amico mio come diventa importante che in quest’istante ci sia anch’io” – canticchia – . Devo la mia passione per la Resistenza ad una professoressa del ginnasio, che era iscritta all’Unione donne italiane. Vengo da una famiglia fascista, mio padre ha fatto la marcia su Roma. Era un brav’uomo, ma la storia va vista in prospettiva. Per lui io e mio fratello, medico al San Camillo e iscritto allora al Pci, siamo stati una delusione. Papà dopo il ’45 si è sentito uno straniero in patria, noi figli ci siamo sentiti liberati». Davide 33 anni lunghi capelli ricci e occhiali neri, studia ingegneria, ma a giustificazione dei tempi lunghi per la laurea, chiarisce che lavora anche. Ci tiene a definirsi un “zenellial”, la generazione a cavallo tra i millenial e la Z «siamo forse i più dimenticati di tutti, non ci sentiamo rappresentati da nessuno – sostiene Davide – ma sono qui per rappresentare chi è più dimenticato di noi, tutti i popoli “colonizzati” del mondo».

Albino Amodio dell’Anpi nazionale spiega perchè oggi la democrazia è considerata un male non più necessario. «La struttura socio-economica di tutti i paesi è oggi un capitalismo mercantile – dice – le tensioni sono tutte sul piano commerciale. A queste strutture di potere la democrazia non serve – precisa – per riportare la produzione di beni e servizi nelle mani degli industriali e non in quelle dei fondi di investimento, bisognerebbe abbattere il divieto che impedisce agli stati di finanziare l’industria, tranne quella militare si intende. Tutti gli associati di Confindustria dall’acciaio al legno chiedono di investire. Allora sarà possibile aumentare gli stipendi».

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