Uno scostamento rimetterebbe in discussione anche questa parabola del disavanzo. Perché nessuno si sbilancia più di tanto sui numeri, ma è opinione comune che la leva dell’extradeficit sarebbe mossa per valori importanti, intorno al punto di Pil. Sul tema, al Mef le bocche sono ovviamente cucite, ma è difficile immaginare una battaglia di questo tipo per somme molto più leggere.
In ogni caso la decisione deve ancora prendere forma. Ma è destinata a iniziare ad affacciarsi nella risoluzione di maggioranza al Dfp, che giovedì prossimo evocherà quanto meno l’opzione dell’extradeficit fra gli strumenti a cui il Governo potrà mettere mano per sostenere «i redditi disponibili delle famiglie e la liquidità delle imprese» ricordati da Giorgetti nella premessa al Dfp. Forte di questa indicazione, il Governo potrebbe chiedere l’autorizzazione al deficit aggiuntivo alle Camere in un secondo momento, magari dopo le riunioni di Eurogruppo ed Ecofin in programma a Bruxelles il 4 e 5 maggio.
La cautela a Via XX Settembre è obbligatoria, ed è anche motivata dalle cifre dello stesso Dfp. Che mostra come l’effetto Hormuz si sia già fatto sentire anche sulla spesa 2026 per gli interessi sul debito, calcolata ora a 94,934 miliardi: 3,2 miliardi in più di quanto stimato a ottobre scorso (fra 2026 e 2028 la spesa aggiuntiva è di 7 miliardi). A pesare è l’inflazione, che aumenta le cedole dei titoli indicizzati, e soprattutto il rialzo dei rendimenti (50 punti base sul decennale, contro i 35 tedeschi, i 38 spagnoli e i 42 francesi) rispetto al 27 febbraio, vigilia dell’attacco all’Iran. Ma su questo calendario pende un’incognita.
Il 1° maggio, venerdì prossimo, scade infatti la proroga del taglio alle accise sui carburanti. Ai livelli di ieri, l’addio allo sconto porterebbe il gasolio a 2,31 euro medi al litro, cioè ai massimi storici. Ma al momento sui tavoli dei tecnici non ci sono bozze di un nuovo decreto. C’è ancora qualche giorno di tempo, per vedere come si muovono i listini: e, forse, per trovare nuove coperture, in una caccia che però si fa sempre più difficile.











