Non è ancora una nuova dotazione operativa. Ma il segnale politico è netto, e pesa. Nel cuore del Dl Sicurezza irrompe un arsenale di strumenti «a letalità controllata» pensati per l’ordine pubblico da utilizzare in cortei e manifestazioni: lanciatori a Co2 con capsule irritanti al peperoncino, sistemi a impatto cinetico controllato da 40 millimetri con proiettili deformabili, marcatori selettivi a vernice o Uv, Led stroboscopici sugli scudi, protezioni esoscheletriche leggere, tonfa e un fondo per la formazione specialistica degli operatori.
A mettere nero su bianco questa linea è l’ordine del giorno firmato dal senatore di Fratelli d’Italia Marco Lisei e approvato nell’esame del Dl Sicurezza. Un testo che spinge il Governo a valutare una sperimentazione su nuove armi non letali e che porta dentro il dibattito italiano un lessico, una postura e in parte anche strumenti che richiamano da vicino quelli usati o autorizzati negli Stati Uniti nel perimetro del Department of Homeland Security, dentro cui opera anche la discussa Ice, l’agenzia federale americana per l’immigrazione e il controllo delle frontiere.
Cosa cambia davvero con l’ordine del giorno
Il punto va chiarito. L’ordine del giorno non introduce automaticamente queste armi non letali nei reparti e non obbliga, da solo, all’acquisto delle dotazioni. È un atto di indirizzo politico con cui il Senato impegna il Governo a valutarne l’opportunità.
Ma proprio per questo il testo è rilevante. Perché indica una direzione precisa: spostare sempre di più la gestione dell’ordine pubblico verso strumenti capaci di intervenire a distanza, selezionare i bersagli, ridurre il contatto diretto e limitare, nelle intenzioni, i danni collaterali.
Intanto il decreto sicurezza, dopo il passaggio al Senato, è arrivato alla Camera per la conversione.
