L’Italia c’è. Alla missione «neutra» per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, annunciata venerdì 17 aprile a Parigi, il nostro Paese è pronto a partecipare. A due condizioni: che abbia una «postura esclusivamente difensiva» e che sia avviata solo «quando vi sarà una cessazione delle ostilità, in coordinamento con tutti gli attori regionali e internazionali». Caduto, invece, l’altro paletto fin qui invocato da Roma, ossia l’ombrello Onu. L’urgenza di scongiurare la crisi energetica ed economica è incompatibile con i veti che paralizzano le Nazioni Unite: per il Governo, sollevato per la tregua in Libano e fiducioso nella ripresa del negoziato tra Usa e Iran, ora conta essere efficaci e rapidi.
Modello Aspides
A confermare il sì italiano è stata Giorgia Meloni, volata nella capitale francese per presenziare assieme a Emmanuel Macron (con cui ha scambiato sorrisi e baci: le ruggini sembrano sospese), Friedrich Merz e Keir Starmer alla videoconferenza dei 49 Volenterosi per Hormuz. «L’Italia offre la sua disponibilità a mettere a disposizione proprie unità navali, sulla base di una necessaria autorizzazione parlamentare per quelle che sono le nostre regole costituzionali», ha scandito durante le dichiarazioni congiunte all’Eliseo.
Il modello, ha precisato la premier, è quello delle missioni europee come Atalanta al largo delle coste somali e, soprattutto, Aspides nel Mar Rosso, attivata dal 2024 a protezione dagli Houthi. «Riaprire Hormuz è una questione centrale», ha aggiunto Meloni, citando le risorse energetiche vitali e i fertilizzanti. Si tratta di «affermare un principio cardine del diritto internazionale, che vale anche per qualsiasi altro passaggio dal quale dipendono le catene di approvvigionamento mondiale».
Formato europeo
La mossa della premier ha un significato che va oltre lo Stretto: consolida il formato europeo E4. Una convergenza strategica tanto più importante per Meloni quanto più si allarga la distanza con Donald Trump, tornato via Truth ad attaccare. «L’Italia non c’è stata per noi, noi non ci saremo per lei», il nuovo anatema del presidente Usa, lanciato a commento di un articolo del Guardian sul “no” all’uso di Sigonella per gli aerei americani impegnati nella guerra in Iran.
Con il disco verde a un intervento nello Stretto, l’Italia manda un duplice messaggio: dimostra lo sforzo concreto per la stabilità nell’area e intensifica il coordinamento con i principali partner europei. Significativo il fatto che Roma abbia adottato una posizione intermedia tra Parigi e Berlino sulla presenza degli Stati Uniti nella missione: a differenza di Merz, Meloni non la ritiene una conditio sine qua non per prendervi parte, ma neanche la esclude come ha fatto Macron, che vorrebbe coinvolgere solo i «Paesi non belligeranti».
Verso il vertice tecnico-militare
Il primo passo, comunque, sarà la definizione dei mezzi da inviare: il punto si farà al vertice tecnico-militare previsto a Londra la prossima settimana. Meloni ha citato le «esigenze concrete come lo sminamento», in cui l’Italia eccelle: due cacciamine sono state già approntate dalla Difesa, pronte a partire. Insieme con palombari specializzati e droni subacquei. Se dovesse essere prevista anche la scorta ai convogli, allora potrebbero entrare in gioco le Fremm, le fregate europee multi missione della Marina Militare.
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