Giambattista Vico parlerebbe di “corsi e ricorsi storici”, per indicare che la storia si sviluppa in maniera ciclica. C’è un filo che unisce Italia e Usa, che nel corso degli anni è risultato più o meno trasparente, e che spesso ha fatto tappa in una base aerea che sorge a circa 15 chilometri a ovest della città di Catania, è più precisamente tra il comune di Lentini (nella provincia di Siracusa, all’interno della contrada omonima “Sigonella”) e i comuni della città metropolitana di Catania, tra cui la stessa Catania, Belpasso e Motta Sant’Anastasia.
Sigonella è un nome che i libri di storia conoscono bene.
Qui è andato in scena quello che non è azzardato considerare un “episodio pilastro” della storia diplomatica dell’Italia, la crisi di Sigonella dell’ottobre 1985. E sempre qui di recente, a fine marzo, è emersa la distanza tra Italia e Usa sulla guerra in Iran, tanto che nelle ultime ore il presidente Usa Donald Trump è intervenuto a gamba tesa sulla premier Giorgia Meloni prendendo spunto proprio da quell’episodio.
La crisi dell’ottobre 1985 e il braccio di ferro tra Craxi e Reagan
Il 7 ottobre 1985 un commando del Fronte per la Liberazione della Palestina (FLP) dirottò la nave da crociera italiana Achille Lauro, uccidendo il passeggero statunitense Leon Klinghoffer. Dopo una complessa mediazione, i dirottatori ottennero un salvacondotto dall’Egitto per volare verso Tunisi su un Boeing egiziano. I caccia statunitensi intercettarono l’aereo in volo e lo costrinsero ad atterrare a Sigonella. Il Presidente del Consiglio italiano di allora, Bettino Craxi, rivendicò la giurisdizione italiana sul caso poiché i reati erano avvenuti su una nave battente bandiera italiana. Risultato: la pista della base divenne il teatro di una scena surreale: l’aereo egiziano venne circondato dai VAM (Vigilanza Aeronautica Militare) e dai Carabinieri; questi ultimi vennero a loro volta accerchiati dagli uomini della Delta Force americana, pronti a prelevare i terroristi con la forza. Dopo ore di altissima tensione e un duro confronto telefonico tra Craxi e il presidente Usa di allora, Ronald Reagan, gli Stati Uniti fecero un passo indietro, riconoscendo la sovranità italiana.
Marzo 2026: il no di Crosetto ai caccia Usa
Un secondo momento di tensione, anche se più contenuta rispetto al 1985, si è verificato a marzo. Il contesto sono, in questo caso, le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, e in particolare la decisione presa da Usa e Israele di attaccare l’Iran. L’Italia ha intercettato un piano di volo in cui veniva richiesta l’autorizzazione all’atterraggio a Sigonella per alcuni caccia americani in “assetto tattico” (operativo). Gli accordi bilaterali del 1954 prevedono l’uso automatico delle basi per scopi logistici o di sorveglianza, ma impongono il via libera politico del governo italiano se la base viene usata come trampolino di lancio per azioni belliche. Poiché in questo caso non c’è stata una consultazione preventiva, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha negato l’autorizzazione all’uso della base.
