Storie Web lunedì, Giugno 22

Keir Starmer si è dimesso da primo ministro del Regno Unito e leader del Partito Laburista. L’annuncio è arrivato a sorpesa in mattinata, in un discorso tenuto davanti al numero 10 di Downing Street. Starmer ha dichiarato di aver parlato con il Re stamattina per informarlo della sua decisione di dimettersi. Come riportato dai media britannici, il suo posto potrebbe essere preso da Andy Burnham che oggi sarà a Westminster per prestare giuramento come deputato per Makerfield, dopo aver vinto le elezioni suppletive la scorsa settimana.

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Prima di annunciare le sue dimissioni, Starmer ha dichiarato di aver ereditato un Partito Laburista «in bancarotta politica, finanziaria e morale», sottolineando che gli era stato ripetuto «più e più volte» che il partito era «finito». Ma, afferma con orgoglio, ha «dimostrato che si sbagliavano». Il premier dimissionario ha dichiarato di aver cambiato il partito «sradicando il veleno dell’antisemitismo» e di essere riuscito a «ristabilire la fiducia nell’economia e nella difesa». Starmer sottolinea che «in soli due anni», sotto la sua leadership, il Regno Unito è riuscito ad avere «un’economia più forte, che cresce più velocemente rispetto ai nostri concorrenti, con salari in aumento, a un ritmo superiore all’inflazione, ogni singolo mese da quando siamo al potere».

I principali media britannici, nelle prime ore di lunedì 22 giugno, hanno cominciato a diffondere l’indiscrezione che l’annuncio sarebbe potuto arrivare anche in mattinata. Televisioni e reporter si sono schierati in massa davanti all’ingresso del numero 10 di Downing Street, residenza del Primo ministro. Le dimissioni di sir Keir, dopo quasi due anni da premier, si compiono proprio mentre il rivale Burnham è a Westminster per prestare giuramento come neo eletto deputato del collegio di Makerfield, dopo aver vinto a valanga l’elezione suppletiva del 18 giugno.

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Nell’agenda di oggi di Starmer non c’era l’annuncio: in mattinata era previsto un briefing del portavoce di Downing Street e nel pomeriggio il report alla Camera dei Comuni sul vertice del G7 della scorsa settimana. Tutto questo si sta compiendo mentre domani ricorrono i dieci anni dal referendum sulla Brexit che sancì nel 2016 l’uscita del Paese dall’Ue. In un decennio, una volta dimessosi Starmer e individuato il suo successore, si conteranno sette premier diversi a Downing Street: un segnale di straordinaria instabilità politica per la storia britannica.

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