Trump ha dichiarato che i suoi sforzi garantiranno che gli Stati Uniti «non dipendano mai più da nazioni straniere ostili per le risorse di cui il nostro Paese ha bisogno per dominare in futuro».
L’evento mette in luce gli sforzi dell’amministrazione Usa per incentivare lo sviluppo e la lavorazione dei minerali critici statunitensi in vista della prevista visita del presidente cinese Xi Jinping a Washington a settembre. Trump ha affermato che, sotto la sua amministrazione, le miniere nazionali stanno riaprendo a ritmo sostenuto, tra cui, a suo dire, la prima miniera americana di terre rare in oltre 70 anni e la costruzione del primo nuovo impianto di fusione dell’alluminio dal 1980.
Nonostante una tregua commerciale che ha allentato i controlli sulle esportazioni di minerali critici e magneti essenziali per una serie di settori all’avanguardia, le terre rare rimangono una fonte di tensione tra le due maggiori economie mondiali. Gli Stati Uniti hanno cercato di collaborare con aziende nazionali per costruire una filiera completa, dalla miniera al magnete, indipendente dalla Cina.
Il governo federale ha già promesso investimenti per oltre 10 miliardi di dollari nel tentativo di dare impulso ai nascenti mercati statunitensi delle terre rare e dei magneti permanenti. Il Pentagono ha dato il via a questa ondata di investimenti più di un anno fa, annunciando l’acquisizione di una partecipazione azionaria privilegiata di 400 milioni di dollari in MP Materials, l’unico produttore nazionale di terre rare, e da allora gli Stati Uniti hanno annunciato altri progetti che il governo sta promuovendo.
Nonostante l’enorme portata dello sviluppo delle risorse di minerali critici negli Stati Uniti, si sono riscontrate, però, serie difficoltà e progressi lenti nello sviluppo dell’industria nazionale.