Storie Web domenica, Giugno 21

Il Tribunale penale di Tripoli ha condannato Osama Najeem Almasri ad una pena di 7 anni e 4 mesi di reclusione per «aver violato i diritti dei detenuti», secondo quanto riportano media libici. Per l’ex comandante libico, al centro di un contenzioso tra il governo italiano e la Corte penale internazionale, è stata disposta anche la perdita della capacità giuridica e la privazione dei diritti civili per tutta la durata della pena e per un anno successivo.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il mandato d’arresto

L’uomo è destinatario di un mandato d’arresto della Corte penale internazionale per presunti crimini contro l’umanità e crimini di guerra, tra cui omicidio, tortura, stupro e violenza sessuale, che sarebbero stati commessi a partire dal 2015 nel carcere di Mitiga. È diventato un caso politico e diplomatico anche in Italia nel gennaio 2025, quando è stato arrestato a Torino in esecuzione del mandato della Cpi, ma rilasciato due giorni dopo in seguito alla mancata convalida dell’arresto da parte della Corte d’appello di Roma.

Il rimpatrio in Libia

Subito dopo era stato rimpatriato in Libia su un volo di Stato italiano, decisione motivata dal governo con ragioni di sicurezza e contestata da opposizioni, organizzazioni per i diritti umani e dalla stessa Corte penale internazionale, che aveva sollecitato chiarimenti sulla mancata consegna del sospettato all’Aja.

Gli effetti della sentenza

La sentenza libica non chiude automaticamente il fascicolo Cpi. La Corte dell’Aja resta competente a valutare se il procedimento nazionale copra gli stessi fatti e soddisfi gli standard di genuinità richiesti dal principio di complementarità.

Il Pd: la Libia ha fatto quello che il Governo italiano non ha voluto

Subito la notizia ha provocato reazioni politiche. Dal Pd il capogruppo in Commissione Giustizia della Camera Federico Gianassi sottolinea «la condanna di Almasri da parte del Tribunale di Tripoli dimostra che persino la Libia ha fatto ciò che il governo italiano non ha voluto fare. Di fronte a una decisione che riconosce le gravissime violazioni dei diritti umani commesse da Almasri, il ministro Nordio, con gli altri membri del Governo che collaborarono in quella vicenda, dovrebbero riflettere profondamente sul proprio operato e sulle scelte che hanno portato alla liberazione dell’Almasri».

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