Storie Web mercoledì, Ottobre 14

Il rinnovo del contratto collettivo nazionale dei bancari non ha ancora preso la direzione auspicata, soprattutto dai sindacati, che vedono la strada molto in salita. Nella sintesi dell’incontro di ieri del segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, le operazioni straordinarie stanno rallentando il negoziato. «Le banche cercano di prendere tempo e non riescono a dare risposte sui singoli argomenti. Manca la visione politica sul futuro del settore», sostiene il sindacalista.

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Nelle agende i temi dovevano essere benessere organizzativo e welfare, su cui i sindacati hanno avanzato richieste molto puntuali nella loro piattaforma, che è stato il punto di partenza del negoziato. Sono stati affrontati 120 punti, molte richieste sono state respinte, soprattutto quelle di superare la normativa. Secondo fonti sindacali, non sono però arrivati quei chiarimenti utili per avviare la discussione che non è mai riuscita ad entrare troppo nel merito delle motivazioni delle risposte. Di qui al prossimo incontro, fissato per il 26 ottobre, potrebbero esserci nuovi sviluppi. Il 21 ottobre è stato infatti convocato un incontro del Consiglio direttivo Abi per dare un mandato di percorso al Comitato per gli affari sindacali e del lavoro, guidato da Ilaria Maria Dalla Riva. È la prima volta che vengono invitati tutti i componenti e questo è il segnale della volontà di valorizzare la pluralità delle posizioni e la partecipazione di tutti. Una volta definito il mandato di percorso, verosimilmente il negoziato potrà prendere una piega diversa.

Il rinnovo del contratto, scaduto lo scorso 31 marzo, riguarda 260mila bancari. Sul welfare delle banche, che i sindacati stessi riconoscono come uno dei più avanzati, la richiesta è di omogeneizzare le condizioni. La materia è molto ampia e non facile da enucleare, soprattutto perché ci sono servizi, come gli asili nido, che non possono essere imposti come strutturali o tout court. Sulla pay transparency il Casl di Abi ha spiegato che farà riferimento alla normativa europea e non vi sono spazi per una modifica, mentre sull’informativa annuale sul settore, prevista dall’articolo 14, che informa i sindacati sulle prospettive strategiche, c’è apertura di fronte alla richiesta di avere più elementi quantitativi. Sulla rendicontazione della sostenibilità la richiesta di renderla mandatoria non ha incontrato il consenso delle banche, che parlano di possibile rafforzamento ma non di obbligatorietà. Sul part time c’è una richiesta sindacale per rafforzarlo su cui le banche hanno fatto aperture sul miglioramento della legge, ma solo per determinate casistiche da individuare. Anche sui provvedimenti disciplinari e sulle loro tempistiche Abi e i sindacati hanno discusso a lungo sulla necessità di accorciare i tempi che però dipendono non solo dalle aziende ma dalla complessità delle indagini.

A margine dell’incontro Sileoni ha spiegato che è necessario «sapere quale contratto le banche intendono sottoscrivere, quale modello di banca hanno in mente per i prossimi anni e quale ruolo vogliono riconoscere alle lavoratrici e ai lavoratori. Non possiamo continuare a discutere singoli argomenti senza conoscere la direzione che la controparte intende prendere. Se non arriveranno risposte chiare, saremo costretti a prendere posizioni energiche».

L’agenda proposta da Abi prevede che ogni incontro (ce ne sono già altri due fissati, il 26 e il 29 ottobre) si focalizzi su uno specifico argomento. Come metodo, però, per Sileoni non funziona. «Il contratto nazionale – afferma il sindacalista – non è un insieme di capitoli da esaminare uno alla volta, senza un progetto complessivo. È lo strumento con il quale si definiscono diritti, garanzie e condizioni di lavoro di un’intera categoria. E su questo pretendiamo chiarezza». Critiche un po’ tutte le sigle. Riccardo Colombani della First Cisl chiede ad Abi «un cambio di passo», Fulvio Furlan della Uilca definisce «miope l’approccio delle banche su temi così importanti e centrali», Susy Esposito della Fisac aspetta di capire «la direzione che Abi intende imprimere al negoziato», mentre Luca Pinton di Unisin Confsal parla di «negoziato senza visione per la categoria».

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