Per conoscere la fragilità del sottosuolo delle città nasce la carta di identità geologica delle aree urbane. Ossia uno strumento che analizzando fattori geologici, climatici e attività umane, l’Urban Geo-climate Footprint (UGF) misura il livello di interazione tra il contesto geologico-climatico e il tessuto urbano. A metterlo a punto sono stati i ricercatori dell’Ispra nell’ambito dell’attività di ricerca condotta in collaborazione con la rete europea dei servizi geologici EuroGeoSurveys.
Necessario conoscere il sottosuolo
«Sapere cosa c’è sotto i nostri piedi aiuta a decidere cosa fare sopra – sottolinea Maria Alessandra Gallone, presidente dell’Ispra e Snpa -. Con l’Urban Geo-climate Footprint, molto simile alla Carta d’identità geologica, basta uno sguardo per capire su quale territorio poggia una città, quali sono le sue maggiori criticità e dove è possibile intervenire».
L’impatto dei fenomeni
Il nuovo metodo sintetizza le informazioni disponibili nelle banche dati pubbliche e attribuisce un punteggio compreso tra 0 e 500 per esprimere il potenziale impatto dei fenomeni geologici e climatici sull’area urbana. Più il contesto geologico e climatico condiziona lo sviluppo e il funzionamento della città, più alto è il punteggio. Il nuovo metodo è già stato testato con una serie di analisi su diverse città europee e capoluoghi di regione e provincia italiani.
94 punti a Trento e 359 a Napoli
I risultati nazionali mostrano differenze significative: si va dai 94 punti di Trento ai 359 di Napoli. Tra i valori più elevati si registrano anche Genova con 304, Palermo con 265, Bari con 255 e Catanzaro 250. Tra le città con dati più contenuti ci sono Bolzano con 144, Milano con 155, Aosta con 160 e Trieste con 162.
Come la Cie delle persone
Non solo. «Lo stesso metodo consente di realizzare una vera e propria Carta di identità geologica, il City Geo Factsheet (CGF) che, come la Cie per le persone – sottolineano dall’Ispra -, raccoglie le informazioni essenziali, non solo cattive notizie ma anche quelle buone, che identificano il profilo “ geologico-climatico” dell’area urbana». Si passa dal terreno su cui è costruita alle acque sotterranee, dalle pressioni climatiche e antropiche sul sottosuolo fino ai fenomeni di pericolosità geologica, quali risorse offre e quali aspetti richiedono maggiore attenzione. Attività che forniscono poi una «lettura semplice e immediata del rapporto tra territorio e tessuto urbano». «È questo il passaggio che vogliamo facilitare – prosegue la presidente dell’Ispra -: trasformare dati e competenze scientifiche in soluzioni concrete per chi deve scegliere, programmare e agire».
