Storie Web mercoledì, Ottobre 21

Nel 2025 la spesa per il welfare ha sfiorato i 693 miliardi di euro, pari al 60% della spesa pubblica, nel 2026 raggiungerà circa 715 miliardi di euro e tra poco più di un decennio (2037) si stima che supererà i mille miliardi. La previdenza assorbe quasi la metà delle risorse (49,5%), confermandosi la componente principale di spesa del welfare e incide per il 16,3% sul Pil, una percentuale superiore alla media dell’Eurozona (12,5%), mentre le risorse destinate a sanità (6,6%), politiche sociali (4,8%) e istruzione (4%) risultano inferiori alle rispettive medie dell’Eurozona (7,4%, 7,3% e 4,6%).

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È il quadro tracciato dal rapporto “Welfare, Italia”, promosso da Unipol in collaborazione con Teha Group, con il contributo di un Comitato Scientifico presieduto da Giuseppe Guzzetti, presentato in un Forum a Roma, aperto dal messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella («Il Welfare non è una mera partita di spesa, bensì, nel nostro Paese ha sempre rappresentato un motore dell’economia e della società, agendo come risorsa per lo sviluppo e strumento di inclusione, caratteristiche preziose»), alla presenza, tra gli altri, dei ministri Orazio Schillaci (Salute), del vicepremier Antonio Tajani (Affari Esteri) e Paolo Zangrillo (Pubblica Amministrazione).

La sfida demografica: tra nascite e decessi -297mila persone

Lo scenario demografico caratterizzato dalle nascite ai minimi storici (355mila nel 2025 a fronte di circa 652mila decessi), e dalla progressiva riduzione della popolazione in età lavorativa (-3,6 milioni entro il 2040, -6 milioni entro il 2050) pone la sfida di garantire la sostenibilità del sistema di welfare nel lungo periodo. «Se noi vogliamo il welfare dobbiamo far crescere questo Paese», ha detto il presidente di Unipol, Carlo Cimbri.

Il Rapporto sottolinea l’urgenza di sostenere la natalità, aumentare la partecipazione al mercato del lavoro e investire nella valorizzazione del capitale umano, per contrastare gli effetti del declino demografico. La trasformazione della struttura familiare – tra il 2016 e il 2025 le coppie con figli sono passate da 33 a 27 ogni 100 famiglie (-18%), mentre i nuclei monogenitoriali con figli sono aumentati del 10% – è bisogna adeguare le politiche familiari e i servizi di welfare a bisogni sempre più diversificati.

Nei servizi di welfare si confermano i forti divari territoriali; nel Mezzogiorno, la maggiore vulnerabilità sociale ed economica è accompagnata da una minore disponibilità di servizi: l’offerta di servizi educativi per la prima infanzia si attesta a 19,3 posti ogni 100 bambini tra 0 e 2 anni, rispetto ai 37,9 del Nord e ai 40,4 del Centro.

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