Nel 1962 gli stranieri erano maggioranza solo in Trentino-Alto Adige e Lazio, grazie alla vicinanza con la Germania e al richiamo globale di Roma; oggi sono il 55,6% delle presenze complessive e rappresentano oltre il 50% in 11 Regioni, pur continuando a concentrarsi in poche destinazioni e nelle grandi città d’arte. Questa concentrazione si riflette nell’incidenza di pernottamenti di stranieri rilevata nel Lazio (71,6%), in Veneto (70,7%), Lombardia (68,1%) e Toscana (59,2%).
Non è un caso che il Lazio abbia registrato un incremento di 45 milioni di presenze, di cui 34,9 di stranieri, o la Lombardia di 33,1 milioni, di cui 30,4 di stranieri. Stesso trend per il Veneto: +44,3 milioni, di cui 39,4 stranieri. Da notare che la Liguria ha perso quasi solo presenze italiane, tenendo stabili quelle straniere (-0,1 milioni).
Il mix dei turisti stranieri in Italia è cambiato. «Nel 1962 – spiega l’Istat –, quando le presenze straniere rappresentavano poco più del 30% del totale, quasi l’85% di queste originavano da sette Paesi, e la Germania da sola rappresentava quasi quattro presenze straniere su 10; nel 2025 (con le presenze straniere divenute maggioritarie) il 42% proviene da altri Paesi, e la quota extra-europea rappresenta un quarto del totale».
Le piattaforme online
Si diceva dell’impatto della tecnologia sull’internazionalizzazione del turismo in Italia. Nel periodo tra il 2018 e il 2024 le notti prenotate in alloggi tramite le principali quattro piattaforme (Airbnb, Booking.com, Expedia Group e TripAdvisor) sono quasi raddoppiate (+92%), passando da circa 66 a quasi 127 milioni. L’Istat analizza inoltre la composizione della domanda: circa tre notti su quattro prenotate tramite tali piattaforme sono riconducibili a clienti stranieri.
Considerando anche le presenze nelle strutture ricettive extra-alberghiere, quasi sempre prenotate online, il totale del 2025 arriva a 535 milioni.
