È questo, d’altronde, il cuore giuridico dello scontro. Gli Usa non fanno parte dello Statuto di Roma – il trattato istitutivo della Cpi – così come Israele, Russia e Cina, e contestano che la Corte possa esercitare la propria giurisdizione sui loro cittadini senza consenso. L’Aia sostiene invece di poterlo fare, in determinate circostanze, quando i presunti crimini sono stati commessi sul territorio di uno Stato che ne riconosce l’autorità.
Trump ha trasformato questa storica diffidenza in un’offensiva sistematica. Dopo Khan sono stati sanzionati i giudici Solomy Balungi Bossa, Luz del Carmen Ibáñez Carranza, Reine Alapini-Gansou e Beti Hohler per decisioni legate all’Afghanistan e al procedimento su Israele. Poi è toccato ai giudici Kimberly Prost e Nicolas Yann Guillou, ai procuratori aggiunti Nazhat Shameem Khan e Mame Mandiaye Niang e, infine, a Gocha Lordkipanidze ed Erdenebalsuren Damdin.
A quel punto, però, lo scontro aveva già cambiato natura. Secondo un funzionario sotto anonimato intervistato da Reuters l’amministrazione chiedeva sì lo stop ai procedimenti contro i leader israeliani, ma anche la chiusura definitiva del dossier sul personale americano in Afghanistan e garanzie contro possibili azioni future nei confronti di Trump e di altri funzionari statunitensi. Sullo sfondo, una minaccia ancora più pesante: sanzionare direttamente la Cpi.
Una misura del genere avrebbe potuto colpire la macchina stessa della Corte, dai rapporti con le banche al pagamento degli stipendi, fino ai contratti con i fornitori. La forza delle sanzioni americane, del resto, sta proprio nella loro capacità di produrre effetti fuori dagli Stati Uniti: la centralità del dollaro e del mercato Usa induce banche e aziende straniere a evitare i soggetti colpiti pur di non mettere a rischio i propri rapporti con Washington.
Trump ha negato che la campagna contro la Cpi serva a proteggere se stesso, indicando nella difesa di Netanyahu e di altri esponenti israeliani il suo obiettivo principale. Al momento non esiste alcun procedimento della Cpi contro il presidente.