«Il comparto agricolo a Gaza è in continuo deterioramento, nonostante la resilienza della popolazione – dichiara Rein Paulsen, direttore Ufficio per le emergenze e la resilienza della Fao -. Gli agricoltori locali hanno dimostrato che quando terra e input sono disponibili, la produzione è possibile, ma l’inaccessibilità ai terreni sta impedendo di produrre cibo, anche quando i terreni sono intatti».
Le restrizioni alla importazione, e distribuzione, degli input agricoli essenziali, costituiscono un ulteriore aggravio: mancano semi, fertilizzanti, combustibili, attrezzature agricole e le poche risorse disponibili sono di pessima qualità.
Anche gli allevatori faticano a procurarsi mangimi, forniture veterinarie e servizi di salute animale. Tanto che la Fao stessa prende atto della propria «incapacità» a dirottare in queste aree mangimi e altri materiali necessari per proteggere e rifornire le mandrie.
Prima che le ostilità si intensificassero – nell’ottobre 2023 – l’agricoltura rappresentava a Gaza il 10% dell’economia e sosteneva 560mila persone attraverso la produzione agricola, l’allevamento di bestiame e la pesca.
Adesso si va verso l’abisso e l’allarme è ai massimi livelli. La Fao chiede «un’azione urgente e costante per ricostruire il sistema agroalimentare, che garantisca accessibilità alle terre, faciliti l’ingresso di input agricoli essenziali e supporti la riabilitazione delle terre agricole danneggiate».
