Un caso aperto che potrebbe arrivare a una svolta mercoledì 19 agosto, quando la richiedente asilo somala di 22 anni – identificata per la prima volta in Italia e poi trasferitasi in Germania – dovrebbe tornare nel nostro Paese.
Braccio di ferro Roma-Berlino
Il Viminale, però, ha già fatto sapere che bloccherà la procedura. Da Berlino, per ora, arriva solo prudenza: «Non ci esprimiamo su casi singoli», ha detto la portavoce del ministero dell’Interno tedesco Sonja Kock, ribadendo che «la Germania e l’Italia lavorano in stretta collaborazione e con reciproca fiducia sulle politiche sui migranti». Ma dietro le rassicurazioni ufficiali, tra Roma e Berlino il dossier dei cosiddetti “dublinanti” è tutt’altro che chiuso.
I “dublinanti”
Si definiscono così i richiedenti asilo che, dopo aver presentato domanda di protezione nel primo Stato Ue in cui sono stati identificati secondo il Regolamento Dublino del 2003, si spostano in un altro Paese e lì presentano una nuova richiesta. In questi casi la regola prevede il rimpatrio verso lo Stato dove è avvenuto il primo approdo, a cui resta affidato l’esame della domanda.
Italia in testa per richieste
I numeri raccontano uno squilibrio. Secondo gli ultimi dati Eurostat relativi al 2025 e riportati dall’Ansa, l’Italia è il Paese che ha ricevuto più richieste di riammissione dagli altri Stati Ue, 24.152, ma solo 85 sono state effettivamente accolte. La Germania, all’opposto, è il Paese che ne ha inviate di più, 35.993, con 5.377 trasferimenti davvero avvenuti.
Il Patto europeo del 12 giugno
Su questo terreno tra Roma e Berlino è in corso un braccio di ferro, nonostante l’intesa raggiunta lo scorso dicembre. Il Viminale sostiene che l’entrata in vigore del Patto europeo su immigrazione e asilo, il 12 giugno scorso, abbia di fatto azzerato il conto dei migranti secondari da riprendere in carico dalla Germania. Berlino la pensa diversamente: nei giorni scorsi ha chiesto all’Italia di riprendersi tre migranti arrivati proprio prima del 12 giugno. Il nuovo Patto conferma che l’esame dell’asilo resta a carico del Paese di primo ingresso e velocizza i trasferimenti dei dublinanti verso i Paesi competenti, ma allarga anche le eccezioni che possono spostare la responsabilità su un altro Stato, come i legami familiari.
