Storie Web giovedì, Maggio 28

La domanda che evolve, la competizione tra professioni più vivace e i progetti sempre più complessi aggiornano la richiesta di competenze nel mercato dell’engineering. L’ingegneria si conferma ben più di un servizio tecnico: richiede multidisciplinarietà e solide basi culturali.

Accanto alle competenze digitali e specialistiche, le società cercano tra i liberi professionisti figure capaci di integrare saperi diversi, con una preparazione tecnica solida e una visione alta e trasversale. Emerge così l’identikit di un professionista ibrido, curioso e adattabile. «Visione creativa, padronanza digitale e robusta base tecnica»: questi gli elementi indicati da Umberto Sgambati, presidente di Proger Spa, colosso italiano del mondo dell’engineering che, con 800 professionisti, è tra le 100 maggiori società di ingegneria al mondo. Sgambati sottolinea che la conoscenza dell’inglese e degli strumenti digitali è ormai imprescindibile e che nella competizione internazionale vince la visione capace di coniugare integrazione, innovazione e artigianalità italiana. «Sul mercato vanno a ruba esperti di digitalizzazione, in meccatronica o Ai. E “project management” è la parola d’ordine. Noi cerchiamo giovani con il digitale nel sangue: le scienze dell’informatica e la capacità di ragionare in termini digitali sono merce preziosa. Ma per noi sono ancora più interessanti gli ingegneri trasversali, con una solida base tecnica, capaci di declinare il loro sapere secondo i canoni moderni». Secondo Sgambati «serve una base solida, oltre la superficie, per avere la preparazione culturale e mentale per affrontare i cambiamenti. All’inizio della carriera professionale non è opportuno privilegiare l’identificazione di un ruolo, e disegnare tutte le capacità per quella specifica posizione, meglio puntare sui fondamentali per saper evolvere e cambiare».

Complementare è il pensiero di Francesco Gori, fondatore e ceo di Esa engineering, società di ingegneria impiantistica nata nel 1994, attenta ai temi della sostenibilità e dell’energia: «Il punto di partenza rimangono le competenze altamente specialistiche, sempre più verticali e aggiornate rispetto all’evoluzione delle tecnologie: dalla progettazione impiantistica all’antincendio, dall’acustica alle facciate, dalle strutture ai trasporti verticali, fino alla sostenibilità e all’efficienza energetica. La vera sfida, però, non è solo sviluppare queste eccellenze, ma farle convivere all’interno di un processo progettuale strutturato e coerente».

Entra nel dettaglio Francesca Federzoni, presidente di Politecnica: «Noi ci occupiamo di progettazione integrata e le figure che più ricerchiamo sono anche quelle meno disponibili sul mercato: perché i laureati in questi ambiti sono meno numerosi e spesso scelgono l’industria rispetto alla libera professione. Si tratta di ingegneri elettrici e meccanici, strutturisti e idraulici. L’età dei professionisti è indifferente in ambito impiantistico, perché ci facciamo carico della formazione interna; invece per strutture e infrastrutture abbiamo bisogno di persone con già qualche anno di esperienza». In generale, aggiunge Federzoni, «cerchiamo profili squisitamente e tradizionalmente tecnici perché il nostro pilastro è la competenza tecnica e manageriale».

Completa la fotografia Andrea Tota, country manager Italia di Hill International: «Nel project & construction management – spiega – la specializzazione è un requisito, poiché sono le competenze verticali a garantire qualità dei servizi». Peraltro, i liberi professionisti vengono coinvolti solo su fasi che richiedono expertise mirate. «Si cercano, ad esempio, esperti in scheduling o in materia ambientale, nelle procedure burocratiche e amministrative per ottenere i permessi e le autorizzazioni, o ancora in ambiti come l’impiantistica e la geotecnica. Dal nostro punto di vista, è però fondamentale che il professionista sappia anche pianificare e monitorare tempi e costi: sono elementi che rendono qualsiasi competenza completa e realmente distintiva».

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