Partite Iva apri e chiudi sempre più sotto tiro del Fisco. Non solo per il contrasto all’evasione ma per prevenire fenomeni illeciti a catena che vanno dalle frodi al riciclaggio. La sinergia fortissima tra Guardia di Finanza e agenzia delle Entrate punta sempre di più su un’intelligence preventiva attraverso il lavoro dell’Uipar (unità integrata permanente per l’analisi di rischio). Una task force che consente di definire le strategie e le direttrici lungo cui svolgere l’attività investigativa. Un lavoro che si strategia che sta portando a numeri rilevanti: in poco meno di un anno e mezzo (da gennaio 2025 a maggio 2026) le Fiamme Gialle hanno avanzato alle Entrate 5.500 proposte di chiusure di partite Iva a più alto rischio.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Le azioni messe in campo

Sempre restando ai numeri, la Guardia di Finanza ha sviluppato operazioni sempre più mirate: nel solo 2025 – come riportato anche dalla Corte dei conti nella relazione sul rendiconto generale dello Stato – sono state concluse 11.266 indagini di polizia giudiziaria e sono stati eseguiti sequestri patrimoniali per reati fiscali per un valore complessivo di 3,4 miliardi di euro. Risultati frutto di una conoscenza profonda del fenomeno.

Obiettivo tempestività

Le partite Iva apri e chiudi, infatti, sono progettate per avere un ciclo di vita di 1 o 2 anni, ma non sono mancati casi di durata di appena pochi mesi. In questo modo, cercano di sfuggire ai controlli sia durante il periodo in cui sono operative sia quando hanno cessato l’attività lasciando un cumulo di adempimenti fiscali e contributivi non assolti e soprattutto tasse e contributi non versati.

Intervento su più fronti

Conoscenza che è alla base della strategia che la Guardia di Finanza sta mettendo in campo e che è orientata ad agire sempre più tempestivamente e per bloccare anche gli illeciti collegati e diversi da quelli di natura strettamente tributaria. Prima di tutto il fenomeno del riciclaggio che, negli ultimi casi di operazioni effettuate (si veda l’altro articolo in pagina), sta facendo sempre più salire alla ribalta sistemi di underground banking (banche fantasma): gli importi generati attraverso false fatture vengono dirottati su conti esteri e poi restituiti (depurati di una sorta di commissione per l’illecito) in contante al beneficiario della frode.

La doppia direttrice

Da questo quadro, la strategia delle Fiamme gialle puntano su una doppia direttrice. Da un lato, controlli mirati e selettivi su migliaia di partite Iva di nuova attribuzione per verificare se sono realmente operative o meno. Nel secondo caso scatta una sorta di “pronto intervento” per evitare false fatturazioni. Un aiuto per individuare i target operativi arriva, come anticipato, dalle analisi di rischio elaborate dai Reparti speciali e che sono indirizzate prevalentemente nei confronti di chi ha un indice di pericolosità fiscale più elevato. Dall’altro lato, la strategia fa perno su ispezioni e indagini di polizia giudiziaria nei confronti dei soggetti coinvolti nelle frodi fiscali proprio per “spezzare” i circuiti di frode. Quando emergono elementi tali da supportare l’assenza di presupposti per applicare l’Iva e indici di sistematico e grave inadempimento degli obblighi tributari, i reparti delle Fiamme gialle fanno partire agli uffici dell’agenzia delle Entrate la proposta di cessazione della partita Iva e/o l’esclusione dalla banca dati Vies, che individua chi effettua operazioni intracomunitarie.

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