Storie Web domenica, Novembre 8

Scrittura, analisi dati, ricerca e sintesi di informazioni e automazione di task ripetitivi. Che sia ChatGPT o Claude o Gemini, ormai per queste attività l’agente intelligente è entrato nella routine della gran parte dei manager e dei selezionatori. E dei lavoratori che però spesso non sono trasparenti sull’uso e faticano a parlarne con i colleghi. Ciò che manca sono infatti le policy e le linee guida che ne disciplinano l’uso e i limiti, soprattutto nelle organizzazioni più piccole.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

A dire di usare l’Ai generativa sono nove intervistati su 10 (87%) di quelli che hanno partecipato a una survey di Censuswide per Indeed su un campione di 1.000 persone tra recruiter, manager, lavoratori e persone in cerca di lavoro in Italia. Per un terzo (il 27%) l’uso è proprio entrato nella routine quotidiana. Come? Quasi sempre senza regole di ingaggio chiare e questo è sempre più vero, soprattutto a mano a mano che si passa dalle grandi aziende alle piccole e microimprese. La rapidità dell’adozione della Ai, però, sta ponendo le organizzazioni davanti a una nuova sfida strutturale. Come spiega Gianluca Bonacchi, Talent Strategy Advisor di Indeed, i numeri emersi mostrano che «l’Intelligenza Artificiale non è più una prospettiva futura, ma una realtà già presente nei luoghi di lavoro italiani. I dati dimostrano che la velocità con cui i lavoratori iniziano ad utilizzare questi strumenti spesso supera la capacità delle aziende di stabilire linee guida. Creare un quadro di riferimento è fondamentale per garantire l’efficienza del singolo e ridurre i rischi per le aziende».

La mancanza di linee guida

L’indagine di Censuswide per Indeed spiega che quasi due aziende su tre intervistate (65%) hanno già una cornice o delle linee guida sull’uso dell’Intelligenza artificiale da parte dei lavoratori. Un quarto (23%) ha regolamenti scritti ufficiali, mentre il 42% ha scelto la via di raccomandazioni interne più informali. Poco più di un terzo (35%) delle aziende che sono attualmente sprovviste di policy e linee guida, stanno pianificando di introdurle, confermando come l’uso della tecnologia stia imponendo una revisione dei flussi di lavoro aziendali. «I dati evidenziano che i lavoratori hanno ancora bisogno di una guida sull’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale Generativa – aggiunge Gianluca Bonacchi, Talent Strategy Advisor di Indeed -. Definire come utilizzare gli strumenti, quali dati possono essere elaborati e come documentarne l’uso permette di trasformare la sperimentazione e l’utilizzo individuali in una competenza di team, creando l’ambiente necessario per guidare con successo la trasformazione digitale in azienda».

Le attività svolte con l’Ai

La corsa alle policy però non avviene con lo stesso ritmo e cambia molto a seconda delle dimensioni aziendali: le aziende medio-grandi, con oltre 250 dipendenti, sono le più strutturate: in questo caso il 68% ha già adottato un quadro di regole. Tra le microimprese con meno di 20 dipendenti sono il 45%. Le attività per le quali si utilizza maggiormente l’Ai sono la scrittura e l’ottimizzazione di contenuti (37%), l’analisi dati (36%), la ricerca e sintesi di informazioni (35%) e l’automazione di task ripetitivi (29%).

La negazione dell’uso

Introdurre linee guida aziendali chiare o policy serve per orientare i lavoratori su utilizzi, modalità e anche per evitare scarsa trasparenza. Solo il 32% dei manager e recruiter dice che la maggior parte dei dipendenti si sente a proprio agio nel condividere apertamente il ricorso all’Ai nello svolgimento del proprio lavoro. Il 47% ritiene che solo alcuni lo farebbero, mentre il 16% pensa che molti preferiscano non dichiararlo. Tra i lavoratori quasi 2 su 5 (37%) dicono di aver utilizzato strumenti di Intelligenza artificiale sul lavoro senza informare i propri colleghi o il manager. Inoltre, solo l’8% dei lavoratori dichiara di esplicitare sempre l’uso dell’IA in contesti professionali, mentre il 22% afferma di farlo raramente o mai. I lavoratori sperimentano incertezza, alimentata da preoccupazioni operative: tra i principali dubbi dei partecipanti al sondaggio emergono il timore di diventare troppo dipendenti dalla tecnologia (25%), aspetti relativi alla gestione della privacy e riservatezza dei dati (24%) e il timore di una riduzione delle interazioni umane (17%).

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