Storie Web lunedì, Giugno 22

La riforma dei porti e l’intermodalità tra nave, gomma e treno sono al centro degli interessi dell’industria lombarda e, in generale, di quella italiana, in un momento storico in cui la geopolitica ha reso più chiara che mai l’importanza della logistica (anche per i rifornimenti di energia). E in cui l’Italia è di fronte alla possibilità di grandi cambiamenti (in positivo), con il completamento, previsto entro quattro anni, del Terzo valico ferroviario e con l’imminente chiusura dei lavori di ammodernamento della rete ferroviaria nazionale, in gran parte legati ai tempi stretti del Pnrr. Su tutto questo, peraltro, si inserisce l’aggravio della tassazione Ets dell’Ue per il comparto marittimo che, sostengono a una voce industriali e operatori del settore, deve essere modificata.

I temi sono stati al centro del convegno Il mare che muove l’industria, organizzato a Milano dal ministero delle Politiche del mare in collaborazione con Confindustria e Assolombarda e moderato dal direttore del Sole 24 Ore, Fabio Tamburini.

«Guardiamo con attenzione – ha detto Alvise Biffi, presidente di Assolombarda – al disegno di legge di riforma della portualità nazionale, attualmente in discussione alla Camera dei deputati. Come sistema Confindustria stiamo contribuendo al confronto con un position paper che vuole favorire un dialogo costruttivo con il Governo, nella convinzione che servano regole chiare, tempi certi, responsabilità definite e continuità degli investimenti. Il mare non è soltanto un’infrastruttura geografica e industriale; lo dimostrano i 510 milioni di tonnellate di merci movimentate nel 2025 dai porti italiani». La cui capacità di connessione, ha proseguito, «è importante sia supportata da infrastrutture terrestri adeguate: penso al Terzo valico e, più in generale alle reti transeuropee di trasporto».

La riforma portuale, gli ha fatto eco Mario Zanetti, delegato di Confindustria per l’economia del mare, «è una priorità di politica industriale per competere con gli hub del Nord Europa e della sponda Sud del Mediterraneo, oggi avvantaggiata dall’esclusione dall’Ets, che va riformato per evitare di spiazzare i porti europei e sottrarre risorse alle imprese per investimenti. È sempre più chiara, infatti, la necessità che i fondi Ets restino ai settori che li hanno generati, per fare in modo che la transizione diventi un’opportunità».

Della riforma, Matteo Paroli, presidente dell’Autorità portuale di Genova e Savona, ha ricordato che punta a «creare, attraverso la società Porti d’Italia, una cabina di regia, un centro nazionale di coordinamento per indicare quali specializzazione debbano avere i singoli porti. Le 16 Autorità di sistema portuale italiane non sono troppe – ha precisato – se si creano queste specializzazioni. I porti liguri hanno già messo in atto rapporti collaborativi: il materiale dei dragaggi della Spezia servirà a riempire i cassoni centrali dell nuova diga foranea di Genova, in costruzione».

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