Storie Web lunedì, Giugno 22

Tra i passaggi più importanti di questo percorso, la fusione, lo scorso gennaio, tra i rami d’azienda dedicati all’innovazione di due tra le più importanti università italiane: il Polihub del Politecnico di Milano e B4i (Bocconi For Innovation) dell’Università Bocconi insieme al correlato fondo di venture capital, che sono confluiti in Tef. Un atto «estremamente coraggioso» da parte di questi due atenei, sottolinea de Angelis. La Fondazione ha inoltre attivato diverse collaborazioni internazionali, con partner prestigiosi come Mit, Issnaf, Creative Destruction Lab in America e Rise Europe e UnternehmerTum in Europa.

Il nuovo polo nel quartiere Bovisa

Oggi, un ulteriore passo avanti simbolico, con il trasferimento degli uffici, pochi giorni fa, nella prima palazzina pronta all’interno del nuovo polo del Politecnico di Milano, progettato da Renzo Piano, che sta prendendo forma nel quartiere Bovisa e che sarà pronto tra il 2027 e il 2028. Tef occuperà 30mila metri quadrati all’interno di questo Campus, accanto ai laboratori e alle strutture del Politecnico.

I cinque prodotti finora avviati sono le borse di studio per i ricercatori (93 in totale), il programma Ignition, rivolto agli studenti (con 200 team finora coinvolti), il Programma Cdl-Milan per le start up (55 quelle interessate a oggi), il programma Tef Rocket per finanziare i ricercatori; Foundry, di cui sono già aperte le iscrizioni e partirà in autunno, che mette insieme i ricercatori per capire, in nove mesi, se la loro idea può trasformarsi in impresa, e un programma di accelerazione che arriverà in autunno. Con il lancio dell’ultimo prodotto, Tef raggiungerà la struttura immaginata all’inizio del percorso. Che, tuttavia, rimane aperta a nuove contaminazioni e collaborazioni, per continuare a crescere.

Trasformare le idee in imprese

«Quando abbiamo iniziato a costruire Tef, non sapevamo se l’ecosistema italiano è più indietro rispetto ad altri per mancanza di materia prima o perché non esiste un meccanismo per trasformare questa materia prima – osserva de Angelis –. Ebbene, questi numeri dimostrano non tanto che siamo stati bravi – siamo troppo giovani per dirlo – ma che, semplicemente aprendo le porte, si intercetta un bisogno, una domanda inespressa. Sono arrivate tantissime idee». Questi ragazzi, osserva il ceo, non sono diversi da quelli che vivono a Chongqing o a San Francisco: «Ma c’è qualcosa, che accade durante e dopo i loro studi, che mette loro un po’ di paura – conclude de Angelis –. La nostra mission è fornire gli strumenti e le competenze per superare questi ostacoli e trasformare le idee in imprese».

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