Storie Web domenica, Giugno 21

Nel 2025 le segnalazioni di operazioni sospette (Sos) giunte all’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia hanno toccato il livello record di 162mila, con un aumento dell’11,5% in più rispetto all’anno precedente, per un controvalore che sfiora i 100 miliardi di euro. È quanto emerso dalla relazione annuale presentata in settimana dall’Uif. Hanno registrato un significativo incremento le Sos riconducibili a banche e Poste Italiane, confermandosi il settore da cui proviene il maggior numero di segnalazioni (58,4%). Restano alte, seppur in calo, le segnalazioni degli altri operatori finanziari (21,3% del totale). In aumento le Sos degli operatori in criptoattività (che arrivano al 3,6% del totale) e dei compro oro (2,8%). Mentre tra i professionisti sono proattivi su questo fronte soltanto i notai (6,2%). Pressoché nulli quelli provenienti da Commercialisti e avvocati. Assenti – ingiustificati – i dipendenti della Pubblica Amministrazione, in particolare funzionari, dirigenti e segretari comunali.

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Le segnalazioni provenienti dalle Pubbliche Amministrazioni, il cui apporto è stato sempre marginale, hanno registrato una ulteriore marcata riduzione (-58,8%, da 1.264 nel 2024 a 521 nel 2025) e rappresentano solo lo 0,3% del totale. Inoltre il 91% di queste risultano inviate oltre i 90 giorni. Poche segnalazioni, quindi, che giungono in ritardo e arrivano in gran parte dalle Amministrazioni centrali e meno da quelle locali. Eppure i Comuni sono i sensori terminali dello Stato, che hanno contatto diretto con il territorio e dovrebbero intercettare per primi le anomalie da segnalare: per esempio quando assegnano un appalto, concedono un’autorizzazione, erogano sovvenzioni e sussidi o quando appurano l’intestazione dell’ennesima proprietà immobiliare a un nullafacente.

Ma perché i dipendenti pubblici non effettuano segnalazioni? Sarà per ignavia o semplicemente per non avere scocciature ed evitare fastidi, non certo per connivenza. Finché le responsabilità sono attribuite più all’Amministrazione come ente che ai singoli dipendenti le carenze sono destinate a perdurare. Gli obblighi di segnalazione risalgono alla legge 231 del 2007. Successivamente, proprio per stimolare le segnalazioni della PA nel 2015 il ministero dell’Interno ha emanato un decreto per iniziare a responsabilizzare figure interne ai Comuni e agli altri enti: un provvedimento che – come evidenziano i numeri – è caduto nel vuoto. In quell’occasione è stato anche fornito un decalogo per individuare le anomalie in presenza delle quali bisogna attivarsi. Una sorta di libretto di istruzioni con tanti campanelli di allarme distinti per identità e comportamento del soggetto, per tipologia di operazione e per settore di attività, con un’attenzione speciale dedicata a controlli fiscali, appalti e finanziamenti pubblici. Una serie di coordinate per individuare focolai di malaffare, volte a ridurre i margini di incertezza connessi a valutazioni soggettive da parte dei “vigilanti” interni preposti.

Ma evidentemente tutto ciò non basta a far rispettare il dovere di ogni dipendente pubblico di segnalare, quantomeno al dirigente/funzionario responsabile, le condotte illecite di cui viene a conoscenza. Bisogna intervenire ancora sulle norme per responsabilizzarli maggiormente.

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