Le carte
1) la perizia genetico-forense affidata all’esperta della Scientifica Denise Albani, che ha stabilito che c’è una “probabilità” da “moderatamente forte” a “forte e moderato” che su due unghie di Chiara Poggi ci sia una traccia mista (doppio profilo maschile), parziale (incompleta) e aplotipica (Y) che è compatibile con la linea paterna dell’indagato Sempio, ma che è insufficiente a identificare “un singolo soggetto”, e che è impossibile stabilire se le tracce si trovino “sotto o sopra” le unghie, da “quale dito” provengano, come si siano depositate, perché ciò sia avvenuto, se con una “contaminazione” o per “trasferimento”, “diretto o mediato”, e “quando” ciò sarebbe avvenuto;
2) le consulenze dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo, che ha rivisito tutte le carte e la documentazione degli esami medico-legali e dell’autopsia del 2007 effettuata dal dottor Ballardini, per provare a indicare con quante e quali armi sia stata uccisa Chiara Poggi, fissare l’orario del delitto e del decesso, che le sentenze hanno stabilito (con il ragionamento logico, non con le prove scientifiche, che sono sempre state molto difformi fra loro) essere avvenuto fra le 9.12 e le 9.35 del mattino:
3) la nuova consulenza informatica sul pc di Chiara Poggi affidata all’esperto Paolo Dal Checco. C’è l’analisi della scena del crimine con la Bpa – Bloodstain Pattern Analys, la disciplina che studia le tracce di sangue, effettuata dal Ris di Cagliari;
4) la consulenza dattiloscopica affidata al tenente colonnello Gianpaolo Iuliano e al dottor Nicola Caprioli sulla traccia 33, repertata (ormai solo in foto, il materiale non esiste più ed è andato distrutto) sulla parete destra della scala della villetta di via Pascoli, su cui fu rinvenuto il cadavere della vittima. La Procura di Pavia ritiene essere quella l’impronta del palmo di Sempio, ipotesi contestata sia dalla difesa del 37enne, sia da quella della parte civile della famiglia Poggi.
