Che sia per motivi di studio o lavoro, gli italiani non utilizzano l’intelligenza artificiale generativa. O, meglio, la usano, ma poco: meno di quasi tutti gli altri cittadini europei.
Soltanto in Romania, infatti, la percentuale di utenti è più bassa: è il 19,1%. L’Italia si ferma invece al 22%, con una leggera discrepanza tra uomini (23,58%) e donne (20,39%). Numeri ben distanti dalla media dell’Unione europea del 35%.
GRAFICO AI GENERICO
Eurostat: «Ai sta modellando il modo in cui si lavora e si impara»
I dati li fornisce Eurostat all’interno del rapporto sulla digitalizzazione nei Paesi membri. L’analisi prende in considerazione solo gli utenti digitali. Questo perché fa riferimento a chi, negli ultimi tre mesi, ha avuto accesso a Internet.
L’Ai, si legge, «è diventata rapidamente parte della vita quotidiana, modellando il modo in cui le persone lavorano, imparano e supportano le attività personali quotidiane». Riuscire a non rimanere indietro nella “maratona” digitale è una sfida vitale, sia a livello personale che aziendale. In nessuno dei due casi, però, l’Italia regge il ritmo europeo.
