Storie Web martedì, Ottobre 27

Un fondo da qualche centinaio di milioni per finanziare nuove forme limitate di pensionamento anticipato, da dettagliare il prossimo anno una volta portata a casa l’ultima legge di Bilancio della legislatura. È questa l’intesa trovata ieri sera nell’ennesimo vertice dei leader di maggioranza in preparazione di una manovra che, con ogni probabilità, dovrebbe arrivare al consiglio dei ministri riprogrammato da oggi a domani, in tarda mattinata. Prima della riunione di governo occorrerà mettere a punto altri tasselli, a partire dalle modalità di utilizzo della clausola di salvaguardia sull’energia, su cui continuano i negoziati con l’Unione europea, percorsi da un certo ottimismo di parte governativa.

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Pressing della Lega sui pensionamenti anticipati

L’ostacolo più grosso, però, era domestico. Ancora una volta a ingombrare la strada verso la manovra era il capitolo previdenziale, con il veto posto dalla Lega la settimana scorsa (si veda Il Sole 24 Ore del 23 ottobre): senza misure sui pensionamenti anticipati, aveva chiarito il leader del Carroccio Matteo Salvini, il partito non avrebbe votato la legge di Bilancio. Lo stallo intorno alla proposta leghista sull’opzione del pensionamento anticipato dei 64enni (con 36 anni di anzianità in una replica depotenziata della vecchia Quota 100) è stato superato, rinviando le decisioni a gennaio: come nel 2018, ma con meno soldi a disposizione, la manovra si limiterà ad appostare un fondo di qualche centinaio di milioni, per aprire canali di flessibilità in uscita a poche selezionate platee.

Il nodo dell’indicizzazione delle pensioni

A complicare il terreno previdenziale interviene però un’altra variabile. Il castello delle coperture della manovra contempla anche un nuovo intervento sull’indicizzazione delle pensioni. Quando l’inflazione cresce, il meccanismo che aggancia gli assegni alla dinamica dei prezzi torna inevitabilmente di attualità, perché moltiplica i costi. Di qui le ipotesi, confermate da più fonti, di tornare a lavorare di forbici sull’indicizzazione, in modo più profondo man mano che l’assegno si alza. Il modello è quello utilizzato nel 2023-24, quando la rivalutazione piena fu garantita solo per le pensioni fino a quattro volte il minimo, mentre per gli importi più alti venne introdotto un decalage che scendeva rapidamente dall’85% per i trattamenti fra quattro e cinque volte il minimo giù fino al 32% previsto per le fasce più alte. All’epoca, con l’inflazione galoppante per la guerra in Ucraina, la misura garantì coperture da 2,1 miliardi nel 2023 e da 4 miliardi annui nel biennio successivo. Oggi l’inflazione non è a quei livelli, e anche l’obiettivo sarebbe più leggero, rientrando in quegli 1,7 miliardi che l’ultimo programma di bilancio inviato a Bruxelles (Dpb) etichetta alla voce «altre spese» da ridurre. Anche le percentuali di rivalutazione da assegnare alle varie fasce di assegni sono in via di definizione, in un ventaglio di ipotesi che dipendono dall’assetto complessivo della manovra. Ma non è difficile intuire la delicatezza politica di un intervento del genere, che pure tutelerebbe le rivalutazioni delle pensioni più basse e potrebbe ribadire qualche sostegno in più alle minime.

Il dossier banche per le coperture alla manovra

A occupare il vertice – a cui hanno partecipato la premier Giorgia Meloni, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini e il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi – è stato poi il dossier delle banche. Il set di misure chiamato a raccogliere i 5 miliardi di euro messi in conto dal programma di bilancio inviato a Bruxelles è stato affinato (si veda l’articolo a fianco), ma per la sua forma definitiva bisognerà attendere un incontro tra il viceministro dell’Economia Maurizio Leo e l’Associazione bancaria italiana (Abi), che potrebbe tenersi già oggi. Nello schema elaborato al vertice di ieri sera non troverebbe posto un nuovo aumento del fondo sanitario nazionale, che quindi dovrebbe seguire il percorso già previsto dai tendenziali di finanza pubblica: l’anno prossimo si passerebbe quindi a 151,67 miliardi, dai 148,84 miliardi del 2026. E sempre in tema sanitario c’è spazio anche a un possibile aumento del tetto di spesa sui dispositivi medici (dallo 0,20 allo 0,40% in più) per attutire l’effetto del payback a carico delle imprese del settore biomedicale.

Le misure per le famiglie

Al centro del confronto anche le misure per famiglie e ceto medio. Tra le ipotesi in campo, l’estensione dell’esenzione del bollo a tutte le prime auto di proprietà.

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