Storie Web martedì, Ottobre 27

È il fenomeno dei “prestanome professionali”: persone indigenti (senza fissa dimora o titolari di redditi nulli) a cui vengono fittiziamente intestate decine o centinaia di auto. Nella cronaca ci sono stati casi da primato come quello di qualche anno fa quando la Polizia di Stato, a seguito di un controllo stradale, scoprì che un 65enne senza fissa dimora risultava intestatario di 914 veicoli.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Le “auto fantasma” sono uno dei beni strumentali più utilizzati delle organizzazioni criminali: mezzi usati attraverso un prestanome per commettere reati che rendono difficile l’identificazione dei responsabili e il contrasto del crimine.

Misure contro le intestazioni fittizie

Il nuovo Codice della strada interviene sulla materia per rafforzare i controlli e aumentare la prevenzione con una presunzione di intestazione simulata: quando una persona fisica, già intestataria di almeno venti veicoli di categoria M1 per uso proprio (vale a dire le auto per trasporto di persone con al massimo otto posti a sedere oltre al conducente) richiede l’immatricolazione di un ulteriore veicolo della stessa categoria dovrà dimostrare il possesso di un Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) superiore a 50mila euro, cioè una capacità finanziaria adeguata alla gestione di un parco auto così esteso.

Oppure andrà dimostrata che quei veicoli servono per un’attività economica o per attività di volontariato di una delle associazioni iscritte nel Registro unico nazionale terzo settore.

I controlli

Nella relazione tecnica che accompagna il decreto legislativo con l’aggiornamento del Codice della strada, viene specificato che la verifica del numero dei veicoli è effettuata mediante interrogazione dell’Archivio nazionale dei veicoli. La dimostrazione delle condizioni idonee a superare la presunzione spetta all’interessato mediante le dichiarazioni e la documentazione previste dalla normativa. Il riscontro dell’Isee, dell’eventuale attività economica o dell’iscrizione al Runts (Registro unico nazionale del Terzo settore presso il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali) avviene mediante informazioni già disponibili o documentazione presentata dal richiedente, senza svolgimento di autonome attività investigative da parte degli uffici.

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