Storie Web venerdì, Maggio 15

Nuclitalia, la società costituita un anno fa da Enel, Ansaldo e Leonardo, pubblicherà il libro bianco sul nucleare a novembre. Conterrà le conclusioni di una fase di studio su quale tecnologia adottare per lo sviluppo degli Smr, i reattori di terza generazione destinati a produrre energia elettrica con condizioni di maggiore sicurezza rispetto al nucleare di seconda generazione.

Filiera italiana

E ancora: dovrà definire come si potrà sviluppare una filiera italiana per la produzione di questi impianti. In Italia già opera una filiera per l’energia nucleare, la seconda in Europa, (tra queste il gruppo Ansaldo, Asg Superconductors della famiglia Malacalza, che produce magneti superconduttori per il reattore del progetto Iter sulla fusione nucleare, Fincantieri) ma i prodotti servono soprattutto progetti sviluppati all’estero. I reattori Smr hanno dimensioni più limitate rispetto ai mega impianti di seconda generazione (anche se ingombrano come grandi capannoni industriali) e hanno il vantaggio di poter produrre i pezzi in fabbrica in serie, implicando costi di realizzazione meno elevati. Da qui la possibilità che si sviluppi una catena produttiva nazionale. Le modalità, appunto, sono tutte da definire. E, probabilmente, il Libro Bianco avrà conclusioni aperte con più opzioni, soprattutto in materia di scelta della tecnologia. Al mondo vari paesi hanno sviluppato tecnologie per gli Smr, sono almeno 80 i progetti in fase di studio, i più interessanti in Francia, Inghilterra, Stati Uniti (qui ci sono tre tecnologie diverse), Cina.

La tecnologia Usa Westinghouse

Nel 2024 si stava valutando l’opzione di adottare la tecnologia Usa Westinghouse, perché in fase avanzata e perché con costi di realizzazione considerati più contenuti. La realtà è che nel frattempo il mondo è cambiato: la necessità di avere l’autonomia dell’approvvigionamento energetico ormai è questione di sicurezza nazionale e quindi rendersi dipendente da una tecnologia statunitense può essere più complicato. Da qui l’opportunità di valutare più opzioni: come ad esempio tecnologie europee o a guida europea oppure soluzioni sviluppate in Italia, che richiederebbero più tempo e costi più alti ma sarebbero più sicure nel lungo termine.

Alla Camera avanti tutta

Intanto, dopo che la premier Meloni ha annunciato il via libera al Ddl sul nucleare prima dell’estate, in Parlamento si accelera sul provvedimento. Alla Camera, nelle commissioni riunite Ambiente e Attività produttive, mentre è in corso la quarta riunione sul fascicolo degli emendamenti – circa 500 – i voti procedono spediti ed è stata impressa una stretta sugli interventi: ulteriormente contingentati i tempi, già ridotti da 5 minuti a 3 minuti per ciascun gruppo, più un minuto a titolo personale. Entra in scena anche una sorta di canguro: respinti in blocco 100 emendamenti del M5s sul deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. E’ stato posto in votazione il solo “principio comune”, individuato nella disciplina sulla realizzazione del deposito, e con il no non si è proceduto con i singoli voti su circa 100 emendamenti.

Ddl in 4 articoli

Il ddl (presentato il 17 ottobre 2025), di quattro articoli, conferisce al governo la delega, da esercitare entro un anno, per disciplinare “la produzione di energia da fonte nucleare sostenibile”. La delega dovrà prevedere un “programma nazionale”, la disciplina della “disattivazione e dello smantellamento” delle installazioni nucleari esistenti sul territorio nazionale, la disciplina della ricerca, dello sviluppo e dell’utilizzo dell’energia da fusione, e modalità di promozione delle attività di ricerca e sviluppo nel settore della fissione. Il ddl prevede per l’attuazione degli investimenti previsti dalla delega, 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2027, 2028 e 2029, a valere sulle risorse del Fondo per il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese assegnate al MASE.

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