L’Africa Centers for Disease and Control, l’agenzia sanitaria dell’Unione africana, ha rivelato un nuovo focolaio del virus e chiede coordinamento urgente nell’area
dal nostro corrispondente Alberto Magnani
NAIROBI – L’African Centres for Disease Control and Prevention ha dichiarato il 15 maggio la rilevazione di un focolaio di Ebola nella provincia di Ituri, sui confini orientali della Repubblica democratica del Congo. L’agenzia sanitaria ha annunciato la convocazione di un meeting «urgente» con Rd Congo, Uganda, Sud Sudan per rafforzare controlli transfrontalieri e capacità di risposta alla proliferazione del virus.
I dati diffusi finora parla di 246 casi casi sospetti e 65 vittime nelle zone sanitarie di Mongwalu e Rwampara. L’Africa Cdc si è detto «preoccupata» dai rischi di una «ulteriore espansione» innescata da contesti urbani, movimenti di popolazione e attività minerarie a Mongwalu, ricordando le modalità di trasmissione del virus: contatto diretto con i fluidi di persone infette, materiali contaminati o vittime precedenti del virus. «Sono stati segnalati quattro decessi tra i casi confermati in laboratorio», ha dichiarato l’agenzia in una nota.
Il focolaio è stato registrato in una provincia già piagata da quasi un anno e mezzo della nuova offensiva dei ribelli filo-ruandesi degli M23 contro l’esercito regolare congolese, in una delle regioni più ricche di materie prime su scala africana e globale. Il 14 maggio l’organizzazione non governativa Human Rights Watch ha denunciato nuovi abusi contro la popolazione civile a opera dei ribelli, in una crisi di sicurezza che ha innescato una delle emergenze umanitarie più drastiche del Continente.
