Storie Web giovedì, Maggio 14

BRUXELLES – L’ex premier italiano ed ex banchiere centrale Mario Draghi ha ricevuto oggi, giovedì 14 maggio, ad Aquisgrana, in Germania, il noto Premio Carlomagno. In un discorso, l’economista ha ripreso alcuni temi già trattati, dal federalismo pragmatico al debito buono. Soprattutto ha rivisto il suo atteggiamento nei confronti degli Stati Uniti. Ha affermato che la nuova aggressiva postura americana deve essere agli occhi dell’Europa «un momento di rivelazione».

Proprio il nuovo atteggiamento di Washington, oggi incarnato dal presidente Donald Trump, è stato il punto di partenza del ragionamento dell’ex premier italiano. Ha spiegato l’ex presidente della Banca centrale europea: «Il mondo che un tempo aiutava l’Europa a generare prosperità non esiste più. È diventato più duro, più frammentato e più mercantilista. Al di là dell’Atlantico, non possiamo più dare per scontato che i custodi dell’ordine postbellico restino impegnati a preservarlo».

In questo senso, l’economista ha avvertito della possibilità che Washington ignori «le regole delle quali gli Stati Uniti un tempo si facevano paladini». Insomma, le ipotesi su cui si è basato per anni lo sviluppo europeo – vale a dire l’apertura commerciale, la garanzia di sicurezza fornita dagli Stati Uniti, la stabilità dell’ordine internazionale – non reggono più e il continente si trova ora di fronte a un mondo «più duro», in cui per la prima volta, ha detto Mario Draghi, saremmo «davvero soli insieme».

In passato Mario Draghi aveva avuto nei confronti degli Stati Uniti un atteggiamento accomodante, vuoi per realismo politico vuoi per frequentazioni culturali. Oggi il clima è cambiato, tanto più che gli Stati Uniti potrebbero essere diventati una minaccia. Secondo l’ex presidente della Banca centrale europea, la fragilità europea deriva da una contraddizione fondamentale: l’Europa si è aperta al mondo senza aver completato la costruzione del proprio mercato interno.

L’economista, che parla di «economia asimmetrica», ha quindi messo in guardia dalle conseguenze di questo squilibrio: eccessiva dipendenza dalla domanda estera, vulnerabilità energetica e strategica, ritardo tecnologico. In questo contesto, ha spiegato l’ex presidente del Consiglio italiano, la lezione è che la durezza esterna richiede profondità interna». Sia sul fronte meramente economico, che sul versante più politico. Cominciamo dal primo.

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