Messo in pausa per qualche giorno il conflitto con Teheran, gli 007 americani ritengono che il regime disponga ancora di «forti capacità missilistiche», in contrasto con la narrazione pubblica del presidente Trump

GERUSALEMME – Più che una conferenza per rinnovare lo storico partito palestinese Fatah, quella che si aprirà oggi 14 maggio a Ramallah somiglia a una battaglia sulla successione alla presidenza dell’Autorità Nazionale Palestinese (Anp), sull’assetto del “dopo Abu Mazen”.

La posta in gioco è alta. Lo si vede anche dal numero dei partecipanti a Ramallah, la capitale de facto della Cisgiordania: 2.500 delegati, in gran parte in arrivo dalle città della Cisgiordania ma anche collegati dai campi profughi del Libano, dall’Egitto e, se possibile, dalla Striscia di Gaza. I delegati sono chiamati a eleggere i 18 membri del Comitato Centrale di Fatah, l’organismo più potente del movimento, insieme a decine di membri del Consiglio rivoluzionario, l’organo quasi legislativo del partito.

Usa, gli 007 smentiscono sull’Iran: «Ha ancora tanti missili»

Messo in pausa per qualche giorno il conflitto con Teheran, gli 007 americani ritengono che il regime disponga ancora di «forti capacità missilistiche», in contrasto con la narrazione pubblica del presidente Trump

Wp: «La Cina sfrutta la guerra in Iran per massimizzare i vantaggi sugli Usa»

Un’analisi riservata dell’intelligence Usa descrive in dettaglio come la Cina stia sfruttando la guerra in Iran per massimizzare il proprio vantaggio sull’America in ambito militare, economico, diplomatico e in altri settori. Lo riporta il Washington Post, in base a quanto riferito da due funzionari statunitensi che hanno letto il rapporto.

La valutazione è stata redatta in settimana per il capo di Stato maggiore congiunto, il generale Dan Caine, e ha destato allarme all’interno del Pentagono riguardo ai costi geopolitici del braccio di ferro tra Washington e Teheran, proprio mentre il presidente Donald Trump avvia a Pechino colloqui ad alto rischio con il suo omologo Xi Jinping.

Prodotto dalla direzione d’intelligence dello Stato maggiore congiunto, l’analisi valuta la risposta di Pechino alla guerra iraniana coi quattro strumenti del potere statale: diplomatico, informativo, militare ed economico. Da quando gli Stati Uniti e Israele hanno dato inizio alla guerra in Iran, lo scorso 28 febbraio, la Cina ha venduto armi agli alleati Usa nel Golfo Persico, nel mezzo degli sforzi a difesa di basi militari e infrastrutture petrolifere dagli attacchi dei pasdaran con missili e droni. Pechino ha inoltre fornito assistenza a vari Paesi in tutto il mondo che si trovavano in difficoltà nel soddisfare il proprio fabbisogno energetico, dopo la chiusura della Stretto di Hormuz, da dove transita il 20% del greggio mondiale.

Condividere.
Exit mobile version