Storie Web mercoledì, Ottobre 14

A meno di un anno e mezzo dall’elezione al soglio pontificio, nel papato di Leone XIV irrompe la “variabile-salute”, un tema ricorrente (e determinante, pur con modalità sempre diverse) negli ultimi tre papati. La cronaca è nota: un primo comunicato rilasciato attorno alle 20 del 13 ottobre ha detto che l’intervento era riuscito e il Papa era stato riportato in stanza. Bene. Poi due ore dopo il bollettino vaticano ha dato un elemento che fino a quel momento era sullo sfondo ma mai reso esplicito: il nodulo era un adenocarcinoma, un tumore maligno.

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La natura del tumore asportato al Papa modifica il quadro

Il quadro complessivo, che dovrà essere valutato bene in ogni suo elemento, quindi è ancora presto per tirare conclusioni (non è una valutazione di chi scrive ma di medici esperti interpellati direttamente e di interviste in molti organi di stampa), oggettivamente cambia.

 

Sin da prima dell’intervento era chiaro cosa era quel nodulo

L’operazione, come detto, è riuscita. In realtà l’intervento che ha subito Prevost, certamente delicato, non è considerato dai chirurghi esperti particolarmente “difficile”, come sarebbe se fossero interessati altri organi. Quindi la sua riuscita possiamo dire che non era in discussione, vista anche l’alta qualificazione dell’equipe (che come si è saputo dopo, ma era chiaro sin da prima, aveva già chiaro di cosa si trattava, visto che era stata fatta una tac che non è affatto un esame di routine come era stato cercato di far passare). Il tema era la natura del nodulo, che è stata immediatamente verificato, passaggio necessario per decidere se rimuovere il lobo polmonare.

Due settimane per l’esame istologico approfondito

Ora l’incognita è l’esame istologico più profondo e dettagliato, e ci vorranno due settimane, per verificare se ci sono linfonodi interessati dal tumore e altri elementi. Sulla base di questi risultati i medici decideranno se procedere con terapie, dalla chemio alla immuno (o anche molecolare), e in che misura.

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