Tre provvedimenti di grazia, con parere favorevole del ministro della Giustizia e dopo la consueta istruttoria. Su due provvedimenti non c’è la disponibilità del nome per ragioni di privacy. Certamente il caso che più colpirà è quello di Guido Gianni, del 1960, condannato a 12 anni e 4 mesi di reclusione per i delitti di duplice omicidio e tentato omicidio commessi nel 2008 nell’ambito di un tentativo di rapina di cui è stato vittima nella propria gioielleria. Per lui Mattarella ha provveduto a una grazia parziale che ha estinto 3 anni e due mesi di detenzione dopo il parere favorevole del magistrato di sorveglianza e vista la pena già espiata. In questo modo al detenuto restano 4 anni di pena che consentirebbe al Tribunale di sorveglianza l’eventuale applicazione dell’istituto dell’affidamento in prova ai servizi sociali.
Degli altri due casi si conoscono solo le iniziali del nome. Si tratta di A.A. nato nel 1972 condannato alla pena di 7 anni di reclusione per reati connessi a spaccio di stupefacenti e altri per cui il condannato ha già scontato una parte di pena. Per i residui cinque anni e cinque mesi ha voluto esercitare l’atto di clemenza viste le “gravissime e irreversibili condizioni di salute del condannato”, a causa delle quali era stato anche concesso il differimento dell’esecuzione della pena.
L’altra persona a cui Mattarella ha concesso la grazia parziale – che ha estinto un anno e 9 mesi di pena detentiva – è ugualmente coperta da anonimato per ragioni di privacy. Sappiamo quindi solo le iniziali, G.B. nato nel 1981 e condannato a 10 anni per reati in materia di stupefacenti. La ragione è il parere favorevole del magistrato di sorveglianza che ha riscontrato un consolidato percorso di reinserimento sociale, lavorativo e familiare. Anche in questo caso la pena residua consente l’affidamento in prova.
