NAIROBI – Bande armate di «terroristi» hanno lanciato attacchi congiunti sulla capitale maliana Bamako e altre località fra nord e centro del Paese saheliano, piagato da oltre un decennio di instabilità e governato dalla giunta militare salita ai vertici dopo il doppio golpe del 2020 e 2021.

L’esercito ha comunicato in una nota che «gruppi terroristici armati non identificati hanno preso di mira alcune località e caserme nella capitale», con spari e colpi di artiglieria pesanti registrati anche nelle vicinanze dell’aeroporto internazionale Modibo Keïta. Lo scalo era già finito nel mirino con un attacco a un centro di addestramento nelle sue vicinanze, sferrato nel 2024 e rivendicato dagli islamisti di Jama’a Nusrat ul-Islam wa al-Muslimin (Jnim).

Le agenzie Ap e Afp riferiscono di esplosioni o scontri espliciti in altre aree del Paese come la roccaforte militare Kati, la città settentrionale di Gao e quella centrale di Sevare. Il movimento separatista tuareg Azawad ha annunciato l’ingresso nella stessa Gao e di Kidal, nel nord del Paese: «Da Gao a Kidal, le infrastrutture amministrative e le posizioni militari passano sotto la bandiera dell’onore e della libertà» ha rivendicato su Facebook il portavoce dei separatisti Mohamed Elmaouloud Ramadane. I militari hanno successivamente rivendicato il ripristino del «controllo» sulla capitale, anche se la tensione resta ai massimi e l’ambasciata statunitense invita i connazionali a mantenersi al «riparo» in attesa di aggiornamenti più chiari.

La spirale del Mali e l’escalation di ottobre

Il Mali, un Paese ricco di oro e altre materie prime nel cuore del Sahel, è da anni sotto lo scacco di un’insorgenza jihadista alimentata da gruppi armati affiliati principalmente ad al-Qaida o Stato Islamico. Il crescendo di attacchi e vittime ha favorito il ribaltamento del vecchio governo con un doppio golpe fra 2020 e 2021 e l’ascesa di Assimi Goïta, il generale che guida Bamako da oltre un quinquennio e ha appena rimosso i vincoli ai suoi mandati con un intervento legislativo nel 2025. L’obiettivo fondamentale della giunta è quello di sradicare l’offensiva islamista nel Paese, la stessa ragion d’essere dei governi militari saliti al potere successivamente in Burkina Faso (2022) e Niger (2023).

I risultati registrati finora dimostrano il fallimento della controffensiva guidata dall’esercito e dagli alleati della ex compagnia militare privata Wagner, ora confluiti sotto la nuova etichetta di Africa Corps e accusati da organizzazioni umanitarie di massacri simili o peggiori di quelli imputati ai jihadisti: il caso più cruento è la strage di Moura, sempre nel nord maliano, quando forze di sicurezza e alleati identificati con la ex Wagner hanno mietuto centinaia di vittime civili.

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