«Non possiamo, alla luce di questi numeri, bloccare lo sviluppo delle aziende e dell’occupazione, la corsa all’intelligenza artificiale è già un dato di fatto – dice l’assessore della Lombardia Massimo Sertori – Possiamo però provare a tenere sotto controllo il fenomeno evitando gli eccessi e lo sfruttamento esasperato del territorio».
La legge, quindi, prevede un forte disincentivo a costruire nelle aree verdi, dove l’impatto non sarebbe sostenibile dal punto di vista ambientale, ma al tempo stesso viene favorito l’utilizzo di ex aree industriali dismesse. In questo caso non ci sono oneri aggiuntivi, ma anzi la legge propone facilitazioni burocratiche.
Rispetto alle preoccupazioni relative al rischio di avere un consumo energetico fuori controllo, l’assessore Sertori tende comunque a ridimensionare: «Abbiamo richieste per 30 Gigawatt in tutta Italia, di cui la metà in Lombardia. Ma sul nostro territorio, vedendo i progetti reali e più concreti, dovremmo autorizzarne solo per un valore energetico complessivo pari al massimo a 2 Gigawatt. Con questa legge intendiamo colmare un vuoto, con regole certe e procedure omogenee per gli investimenti».
In base alla legge lombarda Terna farà parte della cabina di regia e si impegnerà a mappare la disponibilità di energia nei siti.
Dall’opposizione parla il democratico Matteo Piloni: «In Lombardia abbiamo provato a riempire il vuoto del governo Meloni sulle politiche industriali. Lo sviluppo dei data center è necessario ma non può esser lasciato al caso o solo al mercato, serve una visione politica. Tuttavia in questa legge manca una vera e decisiva tutela del suolo, perché né il governo né la Regione hanno messo vincoli stringenti. Ci dovremo mettere mano in attesa di una legge nazionale.











