Storie Web mercoledì, Luglio 15

Male i mercati esteri, male anche l’Italia. Nel secondo trimestre 2026 è negativo il dato della raccolta ordini per le commesse di macchine utensili , con l’indice elaborato dal Centro Studi & Cultura di Impresa di Ucimu-Sistemi per produrre a fare segnare un calo del 25,8% rispetto al periodo aprile-giugno 2025. Ponendo a 100 il valore del 2021, l’indice si è attestato a 47,8.

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Risultato maturato per le difficoltà che i costruttori italiani hanno incontrato sia sul mercato interno che su quello estero. Invertendo la rotta dopo la crescita dei primi mesi dell’anno, gli ordini raccolti oltreconfine hanno segnato un decremento del 15,3% rispetto al secondo trimestre del 2025. Ad appesantire la media è però il dato interno, con il mercato nazionale a cedere il 38,7%, esito legato all’effetto-attesa delle norme attuative sui nuovi incentivi, in mancanza delle quali molti investimenti sono stati messi in stand by.

«L’incertezza del contesto geopolitico agitato dalle guerre, dalla crisi di Hormuz e dall’atteggiamento decisamente preoccupante del presidente degli Stati Uniti rispetto alla politica internazionale – spiega il presidente di Ucimu Riccardo Rosa – ha minato profondamente l’equilibrio già precario in cui l’industria di settore si trovava a operare.Il calo delle consegne all’estero, visto il momento, è comprensibile e ce lo aspettavamo. L’attività ha rallentato ma, come è nelle nostre corde, abbiamo cercato di orientare l’offerta verso quelle aree che sono interessate meno direttamente da conflitti e criticità, differenziando, ove possibile i settori di sbocco della nostra offerta». A pesare sulla domanda è in particolare la rarefazione degli investimenti nel settore auto, primo mercato di sbocco per i macchinari.

«Numeri e valori di investimento assicurati un tempo dall’automotive non possono essere rimpiazzati dalla domanda espressa da altri settori seppur dinamici, come difesa, aerospace ed energia. Per tale ragione, ancora una volta, chiediamo a chi ci rappresenta in Europa di tornare sui propri passi adottando, nella definizione dei piani di sviluppo per l’auto, il principio di neutralità tecnologica. Questo approccio permetterebbe infatti alla filiera, e a tutto il suo ampio indotto, di gestire correttamente il passaggio in atto non solo nel rispetto dell’ambiente ma anche salvaguardando, ove possibile, l’occupazione».

Se all’estero la raccolta ordini è ridotta, ancora più pesante è la discesa in Italia, per effetto della lunga impasse sulle regole attuative del nuovo piano transizione 5.0. Mettendo insieme primo e secondo trimestre dell’anno, la riduzione degli ordini sul mercato interno è di oltre il 32%.

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