Storie Web martedì, Settembre 29

L’acqua non ricopre solo i 3 /4 del globo, ma ha segnato l’evoluzione tecnologica dell’umanità: i sistemi di irrigazione mesopotamici ed egizi, i mulini da seta bolognesi, l’ingegneria idraulica di Leonardo da Vinci. Oggi, è cruciale per i data center che alimentano l’IA e che, secondo un recente studio Onu, ne consumeranno una quantità pari a quella necessaria per la vita dell’intera popolazione dell’Africa subsahariana, oltre 1,3 miliardi di persone. Sempre più necessaria, l’acqua è anche sempre più scarsa, perciò aspramente contesa fra Paesi e industrie: sono questi i temi di cui si discuterà a Roma, da oggi e fino al 2 ottobre, al Forum Euromediterraneo dell’Acqua, promosso dal Comitato Italiano One Water in collaborazione con l’Unione per il Mediterraneo e con l’Istituto Mediterraneo dell’Acqua di Marsiglia, dove sono in programma oltre 100 conferenze e incontri e attesi 5mila partecipanti e oltre 40 delegazioni straniere. Alla sessione che ospiterà il Ceo Water Summit, che questa mattina riunirà i vertici di aziende e istituzioni, prende parte anche Marie-Claire Daveu, ingegnere, Chief Sustainability e Institutional Affairs Officer di Kering dal 2012, un lungo curriculum e un appassionato impegno per favorire un approccio scientifico e misurabile (leggi: nessun greenwashing) alla sostenibilità, fin dai tempi delle sue collaborazioni con le istituzioni francesi, 20 anni fa, quando il termine sostenibilità iniziava a farsi spazio nel dibattito pubblico.

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Noto per aver messo a punto diversi strumenti di misurabilità del suo impatto, il gruppo guidato da Luca de Meo lo scorso aprile ha presentato un ambizioso piano, la strategia Water Positive, una roadmap, tracciata nell’ambito della sua Global Water Strategy, con cui si impegna a raggiungere un impatto idrico netto positivo (“Net Positive Water Impact”) entro il 2050, con risultati misurabili entro il 2035. Una strategia inaugurata in Italia, esattamente nel bacino dell’Arno, dove Kering collabora con molte delle concerie del distretto (si veda Il Sole 24 Ore del 29 aprile): fra gli obiettivi dell’Arno Basin Water Resilience Lab, per esempio, oltre alla riduzione e all’efficienza dei consumi, il ripristino delle zone umide e il rimboschimento che consentiranno di assorbire quasi 4mila tonnellate di carbonio e la capacità di ridurre i flussi d’acqua alluvionale di 34 milioni di metri cubi: «Non è un lavoro che possiamo condurre da soli – afferma Daveu –. Occorre coinvolgere tutti gli stakeholder, aziende concorrenti, istituzioni locali, università. Oggi l’approccio alla gestione dell’acqua deve riguardare tutte le industrie. La sostenibilità non è un costo, ma un investimento, un generatore di valore aggiunto. Certamente i suoi strumenti di valutazione non sono quelli tradizionali, a partire dal tempo. Per esempio, è dal 2013 che stiamo investendo nella concia priva di cromo e metalli pesanti, per alternative che riescano a garantire la stessa qualità con un impatto minore».

De Meo ha riservato agli obiettivi di sostenibilità una parte importante della strategia ReconKering, presentata anch’essa lo scorso aprile, con cui sta lavorando al rilancio del gruppo dopo anni di appannamento: «È tutto collegato, pensato come una traiettoria – prosegue Daveu –. La gestione dell’acqua è legata alla gestione dell’ambiente naturale, un ecosistema per il saper fare italiano, che per noi è fondamentale, visto che qui produciamo la grande maggioranza dei nostri prodotti (il 78% della produzione europea, che a sua volta copre l’87% del totale, ndr). I nostri non sono solo fornitori, sono partner in questo percorso».

La cooperazione crossindustriale per la gestione dell’acqua potrà evitare anche le millantate e temibili “guerre” per ottenerla: «L’IA ne sta consumando molta, è vero, ma si stanno facendo anche grandi progressi. E l’intelligenza artificiale stessa è di grande aiuto quando, per esempio, riesce a predire gli ordinativi, evitando la sovrapproduzione. Dunque, ancora una volta, favorendo la gestione efficiente delle risorse. Credo che, ancor più dell’acqua, potrà essere l’energia il bene più scarso. Per quanto ci riguarda, se useremo più IA, dovremo essere in grado di compensarne l’uso di risorse in altri ambiti delle nostre attività. L’adattabilità è la chiave del “change management”, il saper gestire il cambiamento, in ultima analisi per proteggere la reputazione del marchio, attirare gli investitori, soddisfare le richieste dei clienti. Perché più che di sostenibilità, oggi si deve parlare di resilienza del proprio business, e la performance di un’attività è stabilita anche dall’impatto su ambiente, persone, animali».

La lunga e ricca esperienza di Kering nel settore sarà anche il cuore della nuova Kering Accademia per le Eccellenze, che verrà inaugurata domani a Milano: «Sarà interessante vedere come la gestione del cambiamento genererà o farà evolvere nuovi profili professionali».

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