A Puerta del Sol, nel centro di Madrid, si dorme in tenda da quattro giorni. La protesta contro il caro-casa, che ha portato centinaia di persone ad accamparsi nella piazza simbolo degli Indignados del 2011, è cominciata con lo sfratto di una pensionata di 87 anni ed è diventata nel giro di pochi giorni una mobilitazione nazionale. María del Carmen Abascal, per tutti Maricarmen, è stata portata fuori su una barella dall’appartamento in cui viveva da oltre settant’anni, dopo che il nuovo proprietario aveva chiesto di aumentare l’affitto da 500 a 2.650 euro al mese. La protesta si è estesa presto ad altre città, aumentando la pressione sul governo di Pedro Sánchez, alle prese con una crisi abitativa che le misure adottate finora non sono riuscite ad arginare.
La risposta dell’esecutivo è arrivata oggi, 29 settembre, con l’approvazione in Consiglio dei ministri di due decreti sulla casa, dopo una trattativa tra socialisti e Sumar proseguita fino all’ultimo momento. Il governo punta a un voto già venerdì, ma il sostegno parlamentare non è ancora garantito.
Dai contratti agli sfratti, che cosa prevedono i nuovi decreti
Il primo provvedimento introduce una proroga straordinaria di due anni per i contratti di affitto in vigore che arrivano a scadenza entro il 31 dicembre 2028, consentendo agli inquilini di mantenere più a lungo le attuali condizioni contrattuali. Estende inoltre fino al 2030 le tutele contro gli sfratti per i nuclei vulnerabili privi di un’alternativa abitativa, una misura contestata soprattutto per le possibili ricadute sui piccoli proprietari.
L’esecutivo interviene anche sugli affitti temporanei e delle singole stanze, spesso utilizzati, secondo le associazioni degli inquilini, per aggirare le tutele previste per le locazioni residenziali ordinarie. Prevista inoltre una stretta sugli acquisti immobiliari dei cosiddetti “fondos buitre”, i “fondi avvoltoio”, per contrastare le operazioni speculative fino al 2028. Restano da definire i criteri per individuare le società interessate.
Nel secondo decreto è finita invece la misura più delicata: il rinnovo automatico dei contratti di locazione, richiesto dal Sindicato de Inquilinas, tra i promotori dell’accampamento di Madrid. La scelta di dividere i due decreti nasce dalle divergenze nella maggioranza e dal tentativo di assicurarsi i voti necessari in Parlamento. Junts, la formazione indipendentista catalana il cui sostegno può risultare determinante, ha espresso riserve sul pacchetto, chiedendo di distinguere i grandi operatori immobiliari dai piccoli proprietari. Il sindacato degli inquilini, al contrario, ha criticato la scelta di dividere i decreti, temendo che la misura più incisiva possa essere respinta.











