Storie Web domenica, Aprile 26

La flessibilità ha portato per tutti molti vantaggi, come la possibilità di lavorare da casa e per obiettivi, senza un orario fisso, aiutando a conciliare vita e lavoro con meno stress chi si sa organizzare bene le proprie attività. Ma ha portato anche un po’ di disordine. La tecnologia e il lavoro per obiettivi hanno in qualche modo reso più fluidi i confini dell’orario, sfocando i confini. Il diritto a “staccare” dal lavoro non è più un tema marginale, ma una priorità per le nuove generazioni. Secondo il 9° Rapporto Eudaimon-Censis, il 57,7% dei giovani italiani ritiene fondamentale il cosiddetto diritto alla disconnessione, ovvero la possibilità di non essere reperibili al di fuori dell’orario di lavoro. Proprio per questo il 43,9% dei lavoratori italiani dichiara di non rispondere a email, chiamate o messaggi di lavoro al di fuori dell’orario formale, mentre il 45,8% segnala che le comunicazioni extra orario provocano ansia e disagio. A livello europeo, uno studio di Eurofound sul diritto alla disconnessione, condotto in Belgio, Francia, Italia e Spagna, mostra che oltre l’80% dei lavoratori riceve regolarmente comunicazioni di lavoro fuori dall’orario contrattuale durante la settimana. Tra questi, quasi tre lavoratori su quattro affermano di essere contattati ogni giorno o più volte alla settimana per motivi professionali.

In questo contesto in cui la Gen Z sta ridefinendo le priorità del lavoro, il diritto alla disconnessione diventa un criterio guida nella progettazione del welfare aziendale, come spiega Alberto Perfumo, CEO Epassi Italia: «Non è solo una tutela formale, ma un vero elemento di cultura aziendale: significa ripensare il lavoro a partire dal valore del tempo delle persone e dalla sostenibilità dei modelli organizzativi».

La manager e scrittrice Silvia Zanella parlando di futuro del lavoro ha evidenziato come le nuove generazioni stiano ridefinendo il modello di lavoro, evitando la reperibilità continua e ponendo maggiore attenzione ai confini. Questa evoluzione riflette un approccio che privilegia la sostenibilità e l’efficienza del lavoro, più che la sola disponibilità e presenza costante. «Le nuove generazioni stanno ridefinendo profondamente il significato stesso del lavoro, che non può più prescindere dal benessere complessivo della persona. Alla luce di ciò, il diritto alla disconnessione diventa parte di una visione più ampia di welfare e organizzazione aziendale, ed è anche un fattore chiave per la capacità delle imprese di attrarre, motivare e trattenere i talenti», afferma Silvia Zanella. La “tutela” del tempo personale ridisegna le dinamiche lavorative: i giovani cercano flessibilità, equilibrio tra lavoro e vita privata e strumenti che consentano di gestire il tempo in modo autonomo. In questa prospettiva, il diritto alla disconnessione si conferma sempre più come parte integrante delle strategie di welfare aziendale.

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