Storie Web giovedì, Settembre 10

Da tempo la scienza ha dimostrato che tagliare in numero delle calorie ingerite ogni giorno allunga la vita di molti organismi (dal ‘vermiciattolo dei Nobel’, il Caenorhabditis elegans, all’uomo) e riduce il rischio di malattie legate all’età, tumore compreso. Il problema è che non è facile seguire una dieta marcatamente ipocalorica per anni, perché l’organismo prima o poi si ribella e fa scattare meccanismi di difesa, tra i quali una fame incontrollabile. La restrizione proteica potrebbe invece rappresentare una valida soluzione: studi su mosche e roditori, hanno evidenziato che quelli che assumevano meno proteine vivevano più a lungo anche senza apportare tagli drastici alle calorie. E trial clinici recenti, hanno confermato che chi riduce l’apporto proteico, perde peso e massa grassa e migliora la glicemia a digiuno, spesso senza rinunciare alle calorie.

L’FGF21: un nuovo player del metabolismo da studiare meglio

Al centro di tutto ci sarebbe un ormone ancora poco noto, ma dagli effetti interessanti: l’FGF21 (fibroblast growth factor 21), i cui livelli tendono ad aumentare quando si riduce l’apporto proteico. Studi condotti sui topi hanno dimostrato che gli animali con i livelli più alti di FGF21 vivevano più a lungo (in particolare i maschi). Anche nell’uomo, mangiare meno proteine fa aumentare l’FGF21, con benefici su dispendio energetico, regolazione della glicemia e infiammazione.

Sul banco degli imputati anche alcuni aminoacidi specifici, i mattoncini che compongono le proteine: metionina, isoleucina e valina, se assunti in eccesso, sembrano attivare alcuni percorsi biologici che, se rimangono sempre “accesi”, potrebbero favorire obesità, infiammazione e altri disturbi tipici dell’invecchiamento.

Personalizzazione della dieta ed esercizio fisico

Ma i risultati degli studi non sono tutti concordanti e la storia si complica. Altri lavori suggeriscono che un maggior apporto proteico aiuta a perdere peso e, soprattutto negli anziani, a preservare la massa muscolare, specialmente quando si abbini un programma di esercizio fisico. Non è un caso che le linee guida alimentari statunitensi, aggiornate proprio quest’anno, abbiano quasi raddoppiato le raccomandazioni precedenti, relative al contenuto di proteine nella dieta, suggerendo un apporto di 1,2-1,6 grammi di proteine per chilo di peso corporeo al giorno.

La chiave di volta, secondo Lamming, sta proprio nell’attività fisica: gli atleti consumano grandi quantità di proteine, senza sviluppare conseguenze metaboliche negative, forse perché l’esercizio fisico regolare indirizza le proteine verso la “costruzione” e il mantenimento del muscolo, anziché verso la crescita cellulare incontrollata.

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