Storie Web martedì, Novembre 3

In Polonia si inasprisce la crisi scoppiata nel fine settimana intorno alla nomina dei nuovi giudici della Corte costituzionale, che ha portato allo scontro aperto tra il presidente sovranista Karol Nawrocki da un lato, e dall’altro il governo della destra europeista guidato da Donald Tusk. Ieri il ministro degli Esteri Radoslaw Sikorski ha accusato Nawrocki non solo di bloccare la nomina e l’insediamento dei giudici scelti dal Parlamento di Varsavia, ma anche di aver fatto personalmente pressione sugli ambasciatori polacchi affinché si dimettessero dai loro incarichi. Una richiesta che esula dalle prerogative che la Costituzione riserva alla presidenza della repubblica: «Pensavo fosse stato lo staff del presidente a sollecitare gli ambasciatori a dimettersi e ad abbandonare le loro missioni – ha detto Sikorski – si scopre che il presidente lo ha fatto personalmente. Ma costringere gli ambasciatori polacchi a dimettersi semplicemente non è il ruolo del presidente». Lo scontro sulla Corte costituzionale ha già innescato le improvvise dimissioni degli ambasciatori in Cina e Romania, entrambi nominati dall’ex presidente Andrzej Duda che fa capo allo stesso partito sovranista di Nawrocki, il Pis, al governo in Polonia tra il 2015 e il 2023.

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A Varsavia la crisi istituzionale si è aperta nella notte tra venerdì e sabato in seguito agli sforzi del governo di Tusk di epurare i giudici nominati sotto il precedente esecutivo sovranista guidato da Pis e contestati anche da Bruxelles: la stessa Unione europea era arrivata a congelare i fondi destinati alla Polonia, sostenendo che le riforme del sistema giudiziario avevano compromesso i meccanismi democratici di controllo e di equilibrio dei poteri.

Il braccio di ferro tra sovranisti e destra europeista dunque continua. Ad oggi la giudice Anna Korwin-Piotrowska, nominata da Parlamento di Varsavia e di fatto presidente in pectore della Corte, ha diramato le prime direttive stando al di fuori della sede della tribunale, ancora presidiata dai poliziotti. E non mancano nemmeno le fake news. La stessa polizia polacca ha dovuto smentire le voci, circolate sui social media, secondo cui davanti alla sede della Corte fossero in servizio anche agenti di altri Paesi. Una notizia, questa, che secondo il ministro degli Esteri polacco è direttamente riconducibile alla propaganda di Mosca: «Ci troviamo di fronte – ha scritto su X – a una cooperazione online di portata senza precedenti tra account russi, propagandisti e l’estrema destra globale. Ciò dovrebbe far riflettere tutti noi su chi voglia fomentare disordini in Polonia e a chi ciò vada a vantaggio».

Il modo in cui tutta questa vicenda si svilupperà avrà un impatto significativo sulle elezioni parlamentari del prossimo anno, e potrebbe potenzialmente spingere la Polonia più vicino alla Russia e più lontano dal campo politico europeo tradizionale. Per ora, però, prevale la visione più europeista e anti-Mosca del governo Tusk: ieri la polizia polacca (Kgp) ha istituito una task force antiterrorismo nel Nordest del Paese, al confine con la Russia, a seguito di avvertimenti dell’intelligence su potenziali incursioni e sabotaggi russi. L’operazione congiunta di sicurezza, che vede schierati polizia, esercito, guardia di frontiera e forze speciali polacche, è attualmente in corso nelle province di Warminsko-Mazurskie e Podlaskie, che confinano con l’exclave russa di Kaliningrad. Secondo quanto riferito dall’emittente polacca Rmf, il governo di Varsavia avrebbe ricevuto avvertimenti la scorsa settimana dal Servizio di intelligence militare (Sww) e dalle agenzie di intelligence alleate, i quali indicavano che gruppi armati avrebbero potuto tentare di violare il confine di Stato dal lato russo nei prossimi giorni.

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