Storie Web lunedì, Ottobre 26

Con la storica e trionfale vittoria al ballottaggio delle presidenziali in Brasile, Luiz InácioLula da Silva è diventato per la prima volta il presidente che si è fatto eleggere per un quarto mandato non consecutivo nella storia del Paese. Un risultato che fino a pochi giorni fa non sembrava scontato ma neanche probabile, considerando che il leader del Partido dos Trabalhadores (PT) partiva sfavorito: al primo turno, lo scorso 4 ottobre, aveva ottenuto il 45,16% (pari a 53.879.538 di voti), contro il 47,03% (56.104.503 voti) ottenuto da Flavio Bolsonaro, il figlio dell’ex presidente Jair, esponente del Partito Liberale, uscito sconfitto nel secondo turno di ieri.

Il voto degli astenuti

Una rimonta insperata e difficile, anche legata all’affluenza: il 4 ottobre era andato a votare il 78,92% degli aventi diritto. Al ballottaggio la percentuale è salita all’80,78. Qui sta una prima ragione della vittoria di Lula: l’aver portato ai seggi una parte, seppur piccola, ma determinante, degli astenuti. Lo scarto con cui il presidente uscente ha prevalso, infatti, è stato di oltre 4,6 milioni di voti. Molti di più dei 2,2 milioni di preferenze di differenza con cui si era posizionato secondo al primo turno. Complessivamente, le persone che hanno votato per Lula al ballottaggio rispetto al voto di tre settimane fa sono state più di 10 milioni.

La vittoria in Minas Gerais e a San Paolo

La distanza è stata colmata soprattutto negli Stati del Sud (San Paolo, Rio de Janeiro e soprattutto, Minas Gerais, l’Ohio del Brasile: chi vince lì, vince a livello federale). Qui Lula ha concentrato la sua campagna elettorale delle ultime settimane, oltre a prevalere negli Stati del nordest (è originario del Pernambuco), ampliando il margine di vittoria. Il nordest ha una popolazione proletaria e vota storicamente a sinistra). Nella parte meridionale del Paese (Rio Grande so Sul, Santa Catarina, Paranà, São Paulo) si concentra il 40% della popolazione brasiliana e l’elettorato (che raccoglie anche gli oriundi europei, compresi gli italiani) è storicamente più moderato o conservatore. Qui, pur avendo prevalso Bolsonaro, Lula ha aumentato i propri consensi o accorciato le distanze.

Le performance brillanti nei duelli tv

Alla vittoria, hanno contribuito anche i due duelli televisivi tra i due candidati, in cui Lula è apparso combattivo, determinato, capace di rispondere punto per punto alle questioni che gli venivano sottoposte dall’avversario.

Il primo duello tv, domenica 18 ottobre, non sembrava aver spostato più di tanto gli equilibri. Più che concentrarsi sui programmi, i due si erano scambiati accuse incrociate. Il momento centrale del dibattito c’è stato quando Bolsonaro ha cercato di mettere in difficoltà il presidente, citando il consenso raccolto tra i detenuti. “Ti sei chiesto perché il 75% dei carcerati vota per te?”. Lula senza scomporsi, ha ribaltato la provocazione a suo favore: “Vorrei che mi votasse il 100%. Voglio anche il voto di tuo padre. Jair, vota per me, conosci tuo figlio e sai che sono meglio di lui” ha chiosato ironicamente Lula.

Il riferimento era all’ex presidente Jair Bolsonaro, che sta scontando in carcere una condanna a 27 anni per il tentato colpo di Stato seguito alla sconfitta elettorale del 2022 (quando ci fu l’assalto ai palazzi presidenziali da parte di migliaia di bolsonaristi). Tra l’altro, Lula ha vinto ieri contro il figlio di Bolsonaro con un margine ben più ampio di quello ottenuto alle scorse presidenziali, quando prevalse per appena l’1,80%.

Nell’ultimo duello tv, ad appena tre giorni dal ballottaggio, invece, Lula ha fatto tesoro di un colpo basso sferratogli dallo sfidante. Decisamente più pacato e diplomatico rispetto al precedente, il dibattito si è tuttavia segnalato per un autogol del candidato di destra, che ha deriso Lula per la perdita di un dito, avvenuta in gioventù durante un incidente mentre lavorava come operaio metalmeccanico: “Dai con una mano e ti riprendi tutto con le tue nove dita”. Il presidente in carica ha replicato: “Non permetterò a un esponente delle milizie di chiamarmi ‘nove dita’”, facendo riferimento alle accuse secondo cui Bolsonaro avrebbe rapporti con gruppi paramilitari a Rio de Janeiro.

Il battage sui social e “l’esercito di Lula”

Ma il trionfo elettorale di Lula non ci sarebbe stato, tra le altre cose, senza l’apporto della campagna sui social condotta dal suo staff. In particolare, il deputato André Janones ha creato un canale WhatsApp, chiamato “L’esercito di Lula”, che è passato da 50mila iscritti nei primi giorni a più di 11 milioni a ridosso del secondo turno. Una presenza capillare in rete, che ha permesso ai sostenitori del presidente ricandidato di mostrare materiale, video, reel, fornire dati sul bilancio degli ultimi quattro anni di presidenza. Inoltre, lo stesso Lula ha invaso la rete di appelli al voto e ha mostrato le manifestazioni di sostegno e gli endorsement che riceveva di volta in volta, sia da persone semplici che da grandi star, anche internazionali.

Il voto sulla settimana lavorativa

Le numerosi ragioni che servono a spiegare il risultato di ieri in Brasile annoverano anche un voto del Senato, caduto tra primo e secondo turno, con cui è stata confermata una legge (fortemente voluta da Lula) che ha accorciato da 44 a 40 ore settimanali l’orario di lavoro. I giorni di lavoro sono passati da sei a cinque, senza diminuzioni di stipendio: un provvedimento che il presidente si è potuto intestare come vittoria personale, che è andato a beneficiare decine di milioni di persone: più di 15 milioni hanno ottenuto un giorno di riposo in più, mentre oltre 22 milioni si sono viste diminuire il numero complessivo di ore settimanali di lavoro. Inoltre, essendo una legge che impediva di diminuire l’importo dello stipendio, ha comportato indirettamente un aumento orario delle paghe. Il voto ha registrato il sì dello stesso Flavio Bolsonaro, che è senatore, il quale non avrebbe potuto votare contro una misura estremamente popolare senza compromettere il proprio sostegno in ampie fasce di popolazione.

elezioni Brasile, 25102026 (AFP)

Un voto trasversale

Infine, appunto, la popolazione: Lula ha prevalso tra i giovani, le donne, nelle periferie delle città. Ma hanno votato per lui anche gli anziani, chi si era astenuto o si è sentito spaventato dalle proposte “troppo radicali” del candidato del Partito liberale (modifiche della Costituzione). Ma Lula ha vinto soprattutto tra la classe lavoratrice, suo storico bacino elettorale e origine stessa della sua epopea politica: da operaio e sindacalista metalmeccanico a primo presidente nella storia del Brasile a farsi eleggere per quattro volte.

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